Attacco sionista all’Iran. A un passo dalla guerra mondiale

Attacco sionista all'Iran

[In aggiornamento] I criminali sionisti hanno attaccato di nuovo l’Iran, ed in modo molto pesante. L’intenzione era chiara ormai da giorni, così come il coordinamento diretto con gli Stati Uniti – come dichiarato dagli stessi sionisti – che avevano ridotto all’improvviso il personale diplomatico in diversi paesi del Golfo.

L’attacco ha preso di mira sia gli impianti nucleari che i vertici militari. Sono infatti rimasti uccisi sia il capo delle Guardie rivoluzionarie, Hossein Salami, sia il generale Mohammad Bagheri, capo di stato maggiore delle forze armate, ma anche lo scienziato nucleare Fereydoon Abbasi.

Coinvolte le città di Ilam, Avaz, Tabriz (che ospita diverse raffinerie), Esfahan e Kermanshah. Ma l’attenzion del mondo è concentrata su Natanz, dove c’è la principale base in cui avviene l’arricchimento dell’uranio. Per usi civili (l’Iran ha una centrale nucleare funzionante e ne sta costruendo un’altra), sia potenzialmente per la costruzione di un’arma atomica. 

L’obiettivo è stato chiaramente rivendicato stanotte dal criminale ricercato dalla giustizi internazionale, Benjamin Netanyahu. “Questa operazione continuerà per tutti i giorni necessari a rimuovere questa minaccia”, affermando che l’Iran aveva un programma per sviluppare armi nucleari e che “potrebbe produrne una” se non venisse fermato. “Questo è un pericolo chiaro e attuale per la sopravvivenza stessa di Israele“.

Il canale israeliano 14, citando un funzionario israeliano, ha affermato: “Abbiamo un piano offensivo lungo e ampio per i giorni a venire: ci attendono giorni complessi. Gli iraniani risponderanno e, se l’opinione pubblica sarà disciplinata, ci saranno poche vittime. Siamo in guerra“.

Non sembra inutile far notare che questa litania israeliana viena ripetuta da oltre 30 anni, anche se si è rivelata sempre falsa.

E’ necessario inoltre ricordare che Israele è l’unico stato al mondo ad aver costruito un arsenale nucleare – con il ben noto aiuto Usa, visto che non aveva l’uranio indispensabile – al di fuori di ogni trattato internazionale. L’unico, insomma, a non aver mai permesso ispezioni “neutrali” – quelle dell’Aiea – nei propri impianti. Alla base della pretesa che l’Iran non sia in grado di arrivare allo stesso livello non c’è alcuna pretesa di “legalità internazionale”, ma soltanto l’affermazione di una forza coloniale che non ammette “pari grado”.

In  sintesi, uno Stato “fuorilegge” che ha acquisito un vantaggio strategico in modo truffaldino pretende di mantenerlo, costi quel che costi, impedendo ad ogni vicino di pareggiare quel vantaggio…

Proprio per cercare di impedire che Tehran arrivi a questo risultato, Usa e Israele hanno da sempre percorso tutte le strade (attacchi militari, trattative, omicidio di diversi scienziati iraniani).

L’attacco di stanotte sembra però quello “decisivo” nella strategia imperialista occidentale. Il dubbio è che ciò sia possibile davvero, visto che nei giorni scorsi Raphael Grossi – responsabile dell’Aiea, l’agenzia dell’Onu per l’energia atomica, tra i non molti occidentali ad essere entrato in quegli impianti per verificare il rispetto dei trattati di non proliferazione nucleare – ha spiegato che gli impianti principali si trovano in realtà a centinaia di metri sotto terra, ben oltre la distanza che le bombe “anti-bunker” fin qui costruite possono danneggiare.

D’altra parte, parecchi analisti puntano il dito sulla profonda crisi interna e internazionale di Israele sottolineando che i fallimenti di Netanyahu a Gaza (quasi due anni di guerra con una popolazione civile e una milizia dotata quasi soltanto di armi individuali) lo avevano costretto ad agire, mentre aumentavano ogni giorno le probabilità di una caduta del suo governo e quindi il suo stesso arresto per corruzione.

I funzionari israeliani di alto livello stanno in effetti caratterizzando l’inizio di questa guerra come un momento critico nella storia di Israele. Netanyahu l’ha definita il “momento decisivo nella storia israeliana.

Israele avverte di trovarsi ad un bivio: il Paese è in una spirale discendente e ha una sola possibilità rimasta di appropriarsi della storia per garantire la propria sopravvivenza. In parte per il drastico calo demografico (accentuato dal crescere dell’emigrazione di ritorno verso i paesi occidentali, considerati più tranquilli), in parte anche maggiore per  il declino della popolarità del sionismo e l’aumento della “sorveglianza” in Occidente.

Nel giro di una o due generazioni, insomma, viene percepito che il sostegno occidentale a Israele potrebbe diminuire al punto da essere travolto da nemici regionali che ne sopportano da 80 anni l’aggressività.

Sembra inevitabile che ora Tehran risponda ad un attacco “esistenziale”, che mette cioè intenzionalmente a rischio la capacità del paese di sopravvivere secondo le proprie possibilità. Israele e Stati Uniti lo sanno perfettamente e si attendono a questo punto una reazione fatta – come un anno fa – a base di droni e missili balistici.

Ma non è affatto detto che si possa trattare di una semplice “ripetizione del già visto”. Per ora sono stati lanciati, un centinaio di droni, abbattuti soltanto in parte.

L’insistenza con cui Washington si professa estranea alla preparazione dell’attacco – chiaramente un falso clamoroso – appare finalizzata esclusivamente a preservare le proprie basi militari nell’area (in Iraq, Arabia Saudita, Emirati, ecc) dalla futura controffensiva.

Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha diramato una nota in cui avverte minacciosamente “Voglio essere chiaro: l’Iran non deve prendere di mira gli interessi o il personale statunitense”. Ma del resto Donald Trump ha ammesso di essere stato informato in anticipo dei piani di Israele di colpire l’Iran. Ha anche detto che “l’Iran non può avere una bomba nucleare e speriamo di tornare al tavolo dei negoziati. Vedremo. Ci sono diverse persone nella leadership che non torneranno“. Non proprio un invito benaugurante a discutere ancora…

Accantonate queste fesserie, bisogna per forza di cose valutare la rilevanza mostruosa della nuova guerra iniziata stanotte. Il “sogno di ridisegnare il Medio Oriente”, infatti, è un sogno esclusivamente coloniale dell’Occidente. Non considera – né lo ha mai fatto – gli interessi locali diversi dai propri.

Il problema è che il mondo fuori dell’Occidente neoliberista è cresciuto economicamente e di consapevolezza. Ha costruito forme di relazione reciproca al di fuori dei circuiti controllati dagli Usa (e indirettamente anche da Israele), tanto da far sorgere i Brics cui vanno aderendo sempre più paesi ad ogni conferenza annuale (oltre ai fondatori- Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica – ne fanno parte al momento anche Etiopia, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti… e l’Iran, mentre si moltiplicano le richieste di adesione, tra loro Cuba, Venezuela, ma anche la Turchia, un paese Nato).

Attaccare l’Iran significa inevitabilmente chiamare in causa anche altri interessi internazionali. Per esempio, è stata da pochissimo (il 27 maggio) inaugurata una nuova linea ferroviaria che ricalca quasi al millimetro una selle Vie della Seta, unendo per ora la città cinese di Xi’an al porto secco di Aprin, vicino a Teheran.

Progetti simili configurano e danno forma a rapporti commerciali più vantaggiosi per i contraenti, dando vita ad interessi comuni di lungo termine. Non è pensabile – e tanto meno desiderabile – che queste linee di sviluppo pacifico vengano distrutte e stravolte da interessi “imperiali” che affidano a killer di professione (questo ormai è Israele) il compito di terremotarle.

Per questo, senza avere nessuna sfera di cristallo, diciamo che questa nuova guerra aperta da Tel Aviv, d’accordo con Washington, è un deciso passo avanti verso la Terza guerra mondiale.

Fonte: https://contropiano.org/

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