
Il Tribunale Popolare di Hangzhou, aprile 2026, ha emesso una sentenza che dispone che le aziende non possono licenziare i dipendenti sostituendoli arbitrariamente con l’intelligenza artificiale allo scopo, anche, di ridurre i costi (stipendi). Il lavoratore, cognome Zhou, assunto nel 2022 come dipendente di una “società tecnologica di Hangzhou” con la qualifica di supervisore del controllo qualità, che guadagnava circa 25.000 yuan al mese (circa 3600 dollari/mese), è stato licenziato dopo che le sue mansioni (filtro di contenuti e verifica delle risposte dei modelli linguistici) sono state automatizzate tramite IA. Prima del licenziamento, l’azienda aveva tentato di ricollocare Zhou in un’altra posizione con un taglio dello stipendio del 40%. A questa scelta arbitraria è seguito il rifiuto del lavoratore. L’azienda, in violazione delle leggi, ha disposto il licenziamento.
Il lavoratore, attraverso una vertenza sindacale, ha ha impugnato il licenziamento portando in tribunale l’azienda. Il tribunale di Hangzhou si è pronunciato con una sentenza in cui ha stabilito che il licenziamento era illegittimo poiché l’adozione dell’IA è una scelta strategica aziendale e non una “causa di forza maggiore” o una difficoltà economica tale da giustificare la risoluzione del contratto.
L’azienda è stata condannata a pagare un risarcimento (stimato in circa 43.000 dollari in alcuni report) per aver violato le leggi sul lavoro.
Questa sentenza chiarisce che nella Cina a guida del Partito Comunista le aziende hanno l’obbligo di riqualificare o riassegnare i dipendenti invece di licenziarli direttamente per sostituirli con l’automazione e ridurgli lo stipendio e rafforza, ulteriormente, i diritti dei lavoratori a fronte delle nuove tecnologie.
Nel paese sono già diverse le sentenze di tribunali che difendono i diritti dei lavoratori contro un uso arbitrario dell’Intelligenza Artificiale.
Fonte: VIVA CUBA LIBRE