
Molti italiani sembrano affetti da un’amnesia direttamente proporzionale alla propaganda che subiscono. Più vengono colpiti da raffiche di menzogne e più – paradossalmente – dimenticano le menzogne passate.
I giornali di sistema in questi giorni vogliono farci credere che davvero l’Occidente (in particolare gli Stati Uniti) sia interessato ai diritti degli iraniani.
“È una lotta per la libertà”, ha detto Trump. Ribellarsi contro un governo che comprime diritti in Iran è “lotta per la libertà”, farlo contro un governo che da decenni pratica pulizia etnica è terrorismo.
Nel 2026 è tornata di moda la battaglia contro le dittature. Chiaramente i dittatori cattivi sono quelli che vogliono gestire le risorse del sottosuolo per conto proprio, sono quelli che rifiutano gli “aiuti” del FMI, sono quelli che sostengono la causa palestinese. Le monarchie ereditarie invece, anche quelle che comprimono diritti, anche quelle che si arricchiscono sulla pelle degli ultimi, anche quelle che violano i diritti delle donne, beh quelle vanno bene perché garantiscono guadagni alle imprese straniere, perché sognano accordi su accordi con lo Stato terrorista di Israele, perché comprano armi made in USA sulle quali, da remoto, il Pentagono ha un controllo pressoché assoluto (ormai gli armamenti più sofisticati funzionano grazie a software il cui controllo ce l’hanno gli Stati Uniti stessi).
“È un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”, pare abbia detto Nixon riferendosi ad Anastasio Somoza Debayle, dittatore nicaraguense, cacciato dal Nicaragua, assassinato ad Asunción, in Paraguay, da guerriglieri guevaristi e sepolto (non a caso) al Caballero Rivero Woodlawn Park North Cemetery and Mausoleum, lo storico cimitero di Miami.
Proprio a Miami, tra l’altro, vennero reclutati 1500 esuli cubani per l’invasione della Baia dei Porci, l’operazione organizzata dalla CIA per rovesciare Fidel Castro, reo di aver sconfitto un altro dittatore sostenuto dagli Stati Uniti, Fulgencio Batista.
Batista, è necessario ricordarlo, aveva consentito alle imprese petrolifere statunitensi di costruire e gestire immense raffinerie a Cuba. Dopo aver preso il potere, Fidel le nazionalizzò tutte quante. Nazionalizzò le raffinerie della Esso, della Texaco, della Shell. Per questo venne organizzata l’invasione fallimentare della Baia dei Porci.
Otto anni prima, proprio in Iran, il premier Mohammed Mossadeq, contro il volere di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo scià di Persia, aveva nazionalizzato il petrolio iraniano, compresa la raffineria di Abadan, di proprietà dell’Anglo-Persian Oil Company, l’attuale BP.
E proprio per questo CIA e servizi segreti britannici (in accordo con lo Scià) organizzarono un colpo di Stato per eliminare dalla scena politica Mossadeq (che godeva del supporto popolare), garantire alle imprese petrolifere straniere lauti guadagni e permettere allo Scià di ritornare in patria e governare l’Iran fino alla rivoluzione islamica.
Io non sono affatto un sostenitore del regime degli ayatollah. Semplicemente ricordo la Storia.
Dalla rivoluzione islamica ad oggi il petrolio (ed il gas) persiano lo gestisce lo Stato, in particolare i pasdaran che rappresentano un vero e proprio blocco economico e non solo militare.
Ed è questo che non va bene agli Stati Uniti.
Se oggi stesso gli ayatollah rendessero ancora più stringente la legge islamica ma contemporaneamente aprissero alle imprese petrolifere straniere (e agli istituti finanziari occidentali) il mercato persiano, nessuno a Washington, Bruxelles o Tel Aviv spenderebbe una parola per i diritti degli iraniani.