L’esempio di Cuba socialista e la resilienza del Venezuela bolivariano – di Andrea Montagni

manifestazione CGIL

“Crediamo nel dialogo e nello straordinario potere della pace”

Cuba è data per spacciata: questione di giorni, poi Rubio ne diverrà “governatore”, così dice Trump. Al blocco imposto per oltre 60 anni, si è aggiunto il blocco energetico, col quale gli Stati Uniti vogliono strangolare del tutto l’economia cubana, distruggendone condizioni di lavoro, vita e salute, mettendo alla fame la gente. Le sanzioni più recenti sono state imposte prima che le forze Usa hanno attaccato il Venezuela. Trump ha detto: “Cuba è al collasso. Porteremo avanti questa iniziativa e potremmo far tappa a Cuba una volta conclusa la guerra contro l’Iran”.
Miguel Díaz-Canel, presidente cubano gli ha risposto: “Cuba non è uno stato fallito. Cuba è uno stato assediato. Cuba affronta un’aggressione multidimensionale: guerra economica, un blocco intensificato e un blocco energetico. Cuba è uno stato minacciato che non si arrende! Grazie al socialismo, Cuba resiste, crea e prevarrà! E’ un momento molto difficile, che ci chiama a sfidare gravi minacce, inclusa l’aggressione militare. Non la vogliamo, ma è nostro dovere prepararci per prevenirla e se inevitabile per vincerla! Crediamo nel dialogo e nello straordinario potere della pace per sostenere la vita sul pianeta. La storia della disputa tra Cuba e Stati Uniti ha provato che è possibile. Dobbiamo considerare tutte le sofferenze umane che causerebbe ai nostri due popoli se venissero trascinati in un conflitto insensato e illogico, per il quale non esistono né pretesti né giustificazioni, mentre possiamo fare tanto insieme”.
La narrazione sulla “inevitabile” resa di Cuba segue quella dopo il sequestro che è costato la vita ad almeno 100 persone, quando un commando ha sequestrato presidente del Venezuela e signora, trascinandoli in catene negli Stati uniti. Trump si vanta di aver “corrotto e comprato” la vicepresidente Delcy Rodríguez e tutta la classe dirigente venezuelana. Questa storia è presa per buona, pure a sinistra.
Il Venezuela resiste dal 2002 agli sforzi degli Stati uniti di rovesciarne i governi di orientamento socialista. Tentativi golpisti, finanziamento diretto e indiretto di ogni tentativo di sedizione interna e riconoscimento di sedicenti presidenti “alternativi” reclutati nella borghesia compradora, embargo, infine l’assassinio a sangue freddo di pescatori nelle acque territoriali del Venezuela, tutto prima del crimine del 3 gennaio.
Il Venezuela pareva non avere via d’uscita. Di fronte alla superiorità degli Stati uniti, uno scontro diretto avrebbe prodotto un elevato numero di caduti tra militari e civili, oltre a danni significativi alle infrastrutture critiche del paese. Il Venezuela avrebbe potuto impegnare gli Stati uniti in una guerra di popolo, affrontare pure la possibilità di una guerra civile, ma i costi umani, sociali ed economici sarebbero stati spaventosi. “La vera saggezza in un conflitto non è impegnarsi in ogni battaglia, senza saper scegliere quali combattere e quali evitare”, dice il Partito socialista unitario del Venezuela (Psuv). “La Rivoluzione non si sostiene col sacrificio inutile della sua gente, ma colla coscienza, l’organizzazione, la ferma resistenza”. E ancora, “la diplomazia permette di guadagnare tempo, riorganizzare le forze all’interno e rafforzare la coesione nazionale. La diplomazia bolivariana di pace, guidata da Delcy Rodríguez, ha permesso di contenere una escalation e garantito vittorie politiche, umane e strategiche fondamentali per la stabilità dello Stato venezuelano. Si è ottenuto di preservare la vita del presidente Nicolás Maduro e della first lady Cilla Flores, una priorità politica e umana: mantenere in vita le massime figure della leadership politica è una vittoria chiave, perché preserva la continuità simbolica, storica e politica del progetto, evitando una rottura totale nella continuità dello Stato. L’opzione diplomatica ha permesso di limitare uno scenario di guerra che avrebbe comportato distruzione di città, collasso di servizi essenziali e un impatto irreversibile per la popolazione civile. Questa è senza dubbio una delle vittorie più significative: evitare che il conflitto si trasferisse all’insieme del popolo”.
La legittimità in ambito internazionale del governo bolivariano si è rafforzata: il “cambio di regime” non c’è stato. La rete del potere popolare continua ad operare “attraverso le strutture organizzative, consolidando la coesione popolare e rafforzando la comuna [gli organismi di base del potere popolare, nda] per assicurare il controllo territoriale in difesa della patria e andare avanti sul piano della sovranità economica.
“E’ stata assicurata la salvaguardia della continuità istituzionale dello Stato: l’apparato statale non ha collassato. Si è mantenuta l’operatività del governo, la coesione delle strutture del potere e la capacità di prendere decisioni. La diplomazia ha permesso di guadagnar tempo per riorganizzare il fronte interno, ridefinire alleanze internazionali, stabilizzare la situazione politica ed economica, compreso il raggiungere accordi che permettono di alleviare la pressione esterna”. Così ragionano quelli del Psuv; garantire il potere popolare e con esso diritto all’istruzione, assistenza medica, abitazioni decenti: questo conta salvaguardare!
L’America Latina chiama alla solidarietà, ad isolare la follia bellicista del governo degli Stati uniti. L’unico scudo che hanno i popoli contro la prepotenza omicida delle grandi potenze è la solidarietà internazionale. Facciamo la nostra parte!

Fonte: https://www.lavorosocieta-filcams.it/

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