Mentre bombardano l’Iran, gli USA consegnano i dissidenti agli Ayatollah (con la complicità del Qatar, nostro alleato) – Di Claudileia Lemes Dias

Giorgia Meloni

Attraverso l’ICE, gli Stati Uniti hanno pianificato e gestito voli segreti di deportazione verso Teheran, proprio nel corso di questa guerra dichiarata da Trump e Netanyahu, ancora una volta “in nome della libertà”, regalando al regime teocratico le teste dei suoi oppositori più fermi: attivisti, dissidenti e minoranze religiose riaccompagnati a forza al cospetto dei propri aguzzini.

È questa la sconcertante verità emersa dalle email interne svelate da The Intercept, un dettaglio che smantella in un colpo solo la retorica dell’Occidente “liberatore” e che in Italia è passato nel totale silenzio.

Mentre i nostri telegiornali continuano a riportare le frasi disconesse di Donald Trump, la realtà sul campo parla di iraniani impacchettati e spediti direttamente ai loro persecutori con la complicità burocratica del Qatar, lodato da Giorgia Meloni e Guido Crosetto come partner affidabile e indispensabile per noi.

Su The Intercept si legge:

“I voli hanno consegnato più di 100 persone a un destino incerto a Teheran solo pochi mesi o settimane prima che gli Stati Uniti e Israele lanciassero la loro attuale e devastante guerra, che fino ad oggi ha ucciso migliaia di iraniani. Mentre Israele e gli Stati Uniti bombardavano l’Iran durante la Guerra dei Dodici Giorni dello scorso anno, la pianificazione dei voli è proseguita. Questa coordinazione ha segnato un’inversione di rotta in decenni di politica sull’immigrazione verso gli iraniani, ai quali veniva tipicamente permesso di rimanere negli Stati Uniti, anche con un ordine finale di espulsione, per il timore di persecuzioni da parte di un regime che i leader statunitensi hanno accusato di uccidere indiscriminatamente i propri cittadini.

“​Ossia, mentre i bombardieri decollavano per colpire le città iraniane, i burocrati a Washington e Tel Aviv compilavano le liste per riempire le carceri di Teheran. Un ingranaggio di morte in cui anche l’Italia gioca la sua parte senza mai sporcarsi le mani in pubblico. A seguito vediamo come.

1. Un errore burocratico e una vita distrutta: “Purtroppo è andata così”Tra i passaggi più agghiaccianti emersi dalle carte spicca il destino di un cittadino iraniano finito per errore su un volo di deportazione. La sua storia è la sintesi di un sistema caotico e superficiale, che gioca con la vita delle persone. La vittima non figurava nemmeno nell’elenco ufficiale dei deportati concordato tra le autorità, eppure è stato imbarcato e spedito a Doha per la prima tratta del viaggio. Quando i funzionari americani si sono accorti dello scambio di persona, invece di fermare le operazioni e riportare l’uomo al sicuro, hanno scrollato le spalle.​Nelle email interne inviate da Joshua Coster, adetto dell’ICE presso l’ambasciata americana a Tel Aviv, il tragico scambio di persona viene liquidato con gelida indolenza: “Un cittadino iraniano non incluso nella lista finale inviata al Ministero dell’Interno del Qatar è stato fatto imbarcare. Purtroppo è andata così”.

Nonostante la palese irregolarità ammessa dagli stessi agenti, l’uomo non è stato fatto tornare indietro: dopo lo scalo, è stato caricato a forza sul volo successivo e consegnato direttamente nelle mani del regime di Teheran.

2. Il ruolo del Qatar da snodo logistico e le relazioni con l’ItaliaCome hanno potuto due nazioni senza relazioni diplomatiche dal 1979 coordinare un’operazione di tale portata? È qui che entra in gioco il ruolo chiave del Qatar, trasformatosi nel fulcro logistico dell’intera operazione. Il Ministero dell’Interno di Doha ha gestito il flusso di informazioni a tre vie, ricevendo le liste dei passeggeri dall’ufficio ICE di Tel Aviv e negoziando con Teheran i permessi di atterraggio. I deportati venivano fatti atterrare in Qatar e poi trasferiti su aerei della compagnia statale Qatar Airways per l’ultimo volo, quello della morte, verso la capitale iraniana.​ È proprio qui che si spalanca una gigantesca voragine etica per l’Italia, radicata in un’ipocrisia a doppio binario:

A) ​Sostegno militare e difesa del Golfo: La difesa aerea e navale con cui il Qatar si protegge dagli attacchi missilistici e dai droni di Teheran è uno dei pilastri del Made in Italy. Fincantieri ha fornito l’intera flotta di corvette classe “Al Zubarah” e la nave anfibia “Al Fulk”, equipaggiate con sistemi di combattimento e radar di Leonardo e missili Aster di MBDA Italia;

B) ​Dipendenza energetica e visite di Stato: Roma e Doha vantano un “partenariato strategico” saldissimo. Il Qatar è un fornitore chiave di gas naturale liquefatto (GNL) per l’Italia. Durante la recente visita ufficiale della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Doha nell’aprile 2026, l’Italia ha persino offerto le proprie aziende per riabilitare le infrastrutture energetiche qatarine e rafforzare la cooperazione multilaterale per la gestione dei flussi migratori. Meloni era tra i leader a Doha che hanno reso omaggio all’ex emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani, deceduto lo scorso luglio, e padre dello sceicco Tamim bin Hamad Al Thani.​

L’inchiesta di The Intercept svela la contraddizione di questa partnership: mentre l’Italia vende tecnologia militare d’avanguardia per proteggere il Qatar dagli attacchi iraniani e firma patti energetici con Doha, quello stesso alleato strategico fa da silenzioso snodo logistico per rispedire i dissidenti iraniani dritti nelle mani dei loro carnefici.

3. ​La trappola perfetta contro il popolo iraniano

Mettiamo a fuoco questo orrore e cerchiamo di evitare la rimozione mediatica in corso.Da un lato ci viene venduta la favola dell’Occidente paladino dei diritti umani e del Qatar quale partner “moderato” e quindi indispensabile per l’Italia; dall’altro ci si dimentica che le superpotenze agiscono solo per cinico calcolo d’interesse. Il popolo iraniano si trova così incastrato in una morsa spaventosa:

A) In patria: la morsa del regime sui dissidenti è aumentata con la guerra di Trump e Netanyahu. La diffidenza degli Ayatollah nei confronti di chi aveva la sola colpa di aver chiesto più libertà, soprattutto donne e giovanissimi, o di appartenere a una minoranza, ha portato a un aumento degli arresti ed esecuzioni sommarie;

B) I quasi 5000 iraniani che avevano chiesto asilo politico negli USA ora vengono criminalizzati dalle politiche sull’immigrazione e cominciano, nonostante la guerra in corso, ad essere riconsegnati a forza nelle mani del regime, transitando proprio per gli aeroporti e le rotte dei principali partner energetici e militari d’Europa.​

“Il popolo iraniano subisce torti da ogni parte: dal proprio governo autoritario e dagli Stati Uniti, che parlano come se fossero i loro alleati solo per poi perseguire politiche che impediscono loro di raggiungere il sogno americano, li impoveriscono e sganciano migliaia di bombe sul loro paese”, ha denunciato Jamal Abdi, presidente del National Iranian American Council.

E così, in un mare di sangue, ipocrisia e opportunismo nostrano, i caccia continuano a sorvolare il Medio Oriente, i radar italiani continuano a difendere i cieli dei regimi amici e gli accordi commerciali proseguono indisturbati.

Traggo sempre da The Intercept questo paragrafo:

“​Ogni volo è arrivato a Teheran trasportando almeno una dozzina di deportati, tra cui attivisti politici e appartenenti a minoranze etniche e religiose che avevano fondati motivi di temere persecuzioni al loro arrivo. Molte delle persone trasportate in aereo a Teheran sono state trasferite contro la loro volontà, incluso un uomo che in seguito ha raccontato al New York Times di aver tentato il suicidio prima del volo e che gli agenti dell’ICE lo hanno costretto fisicamente a salire sull’aereo.​

La maggior parte delle email trasmesse al NIAC illustra la pianificazione e l’esecuzione della prima deportazione di massa verso l’Iran, avvenuta il 29 settembre 2025.

“Fa senso leggere sul sito del Ministero della Difesa italiano le parole di Guido Crosetto proferite nel corso della sua visita ufficiale al Qatar, avvenuta lo scorso aprile:”Un onore essere ricevuto dall’Emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani, al quale ho portato la vicinanza dell’Italia e i saluti del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rinnovando la solidarietà al Governo e al popolo del Qatar, Paese amico ingiustamente colpito dagli attacchi iraniani. Occasione per riaffermare, in un momento tanto delicato per l’intera regione, il valore della cooperazione.”

Bene. È tempo che l’informazione italiana rompa il silenzio e racconti la verità sui popoli doppiamente traditi da un Occidente arroccato dietro la retorica dei “nostri valori da difendere”. Un’ipocrisia che continua a barattare vite umane per gas, petrolio e tecnologie di sorveglianza, sacrificando la libertà di chi lotta sull’altare del cinismo geopolitico.

C.L.DiasFonti

1. National Enquirer: “ICE Deported Over 100 Iranians to Iran Amid Rising War Tensions” (20/08/2026)

2. AOL: “ICE Deported Over 100 People to Iran in Lead-Up to War, Including Activists and Minorities at Risk of Persecution: Report” (19/08/2026)

3. Reason Magazine: “ICE Handed Over Specific Iranians at the Islamic Republic’s Request” (19/08/2026)

4. The Intercept: “ICE Worked With Iranian Regime to Set Up Deportation Flights as Trump Laid Plans for War” (18/08/2026)

5. Euronews: “Meloni tra i leader a Doha per rendere omaggio all’ex emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani” (14/07/2026)

6. Leonardo: “Leonardo-Finmeccanica accoglie con soddisfazione l’accordo per la fornitura di sette nuove navi al Qatar” (16/06/2026)

7. Ministero della Difesa: “Visita ufficiale del Ministro Crosetto in Qatar” (23/04/2026)

8. Analisi Difesa: “La difesa aerea del Qatar contro gli attacchi iraniani: in prima linea anche i sistemi Made in Italy” (03/04/2026)

9. Avionews: “Leonardo completa la flotta di elicotteri NH-90 per il Qatar: 28 unità” (22/01/2026)

10. Prism: “Arrested for being Iranian: How a war in the Middle East gave ICE new targets at home” (08/10/2025)

11. The New York Times: “U.S. Deports Planeload of Iranians After Deal With Tehran, Officials Say” (30/09/2025)

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