
«Abbiamo appena concluso una bellissima iniziativa all’Unión de Escritores y Artistas de Cuba – UNEAC, partner storico di Arci.
Abbiamo premiato il vincitore dell’ultima edizione del Premio Calvino, un riconoscimento che Arci, UNEAC e l’Ambasciata d’Italia a Cuba organizzano da oltre trent’anni e che è diventato uno dei premi culturali più importanti, capace di valorizzare scrittori poi affermatisi non solo sull’isola ma in tutta l’America Latina e anche a livello internazionale.
Può sembrare strano dire che è stata una giornata bellissima, eppure lo è stata. Perché oggi ci siamo detti con chiarezza che la cultura continua a essere uno strumento di libertà, di emancipazione e anche uno strumento politico, soprattutto in un periodo di restrizioni fortissime. Non a caso quest’anno perfino la storica Feria del libro non si è potuta svolgere per la mancanza di elettricità. Il vincitore del premio, rispondendo a chi diceva che era già una fortuna essere riusciti a organizzare l’iniziativa, ha detto: «No, non siamo fortunati. La fortuna è avere degli amici.» Credo che questa frase racchiuda perfettamente il senso della missione di Arci qui a Cuba. Come si dice spesso, gli amici si vedono nel momento del bisogno, e questo è un momento di grandissimo bisogno per l’isola.
È stata dunque una giornata che ci ha restituito ancora una volta l’immagine di un popolo dignitoso e persino felice, nonostante tutto, anche solo per il fatto di sapere di non essere solo e che esiste un mondo disposto a difendere la sua sovranità e l’umanità che rappresenta in questo presente così distorto.Stamattina, durante un incontro con il Consiglio nazionale delle case di cultura, al quale abbiamo donato medicinali e materiale sanitario raccolti da ARCI Sardegna, ci è stata ricordata una frase di José Martí: «La patria è umanità».È un’idea di patria alla quale mi sento di aderire profondamente. È proprio questo che stiamo respirando in questi giorni di crisi: ci muoviamo a piedi, circolano pochissime macchine, l’elettricità viene razionata in larghissime parti della città dell’Avana, e ancora di più fuori.
Eppure ciò che si percepisce è una forte umanità, che fa bene soprattutto a noi, e che racconta una resistenza solida ma inclusiva del popolo cubano.
In tutto questo la cultura ha un ruolo decisivo, come ricordò anche Fidel Castro quando, durante il “periodo speciale” seguito alla caduta dell’Unione Sovietica, disse in un comizio: «La cultura prima di tutto».
È una frase che oggi risuona più vera che mai.La giornata però non è finita: tra poco avremo un incontro preparatorio in vista del confronto politico di domani mattina alla Casa de las Américas, dove discuteremo della situazione internazionale insieme a istituzioni culturali cubane, alcune ambasciate latino-americane e altre realtà.
Cercheremo di individuare piste di lavoro comuni e di mantenere alta quella solidarietà che anche in queste ore continua ad arrivare da tante parti, compresi molti di voi che seguite questi aggiornamenti serali.Vi ringrazio davvero: fate sentire a quest’isola una vicinanza incredibile.Per ora vi saluto, e visto il fuso orario, buonanotte».