
Come precedentemente annunciato La petroliera russa Anatoli Kolodkin è arrivata a Cuba con il suo carico di petrolio che potrebbe coincide con il cambio di strategia di Donald Trump nei confronti dell’isola.
La nave trasporta circa 100.000 tonnellate di petrolio e naviga sotto bandiera russa senza scorta militare. E’ stata scortata da una nave da guerra della marina russa attraverso la Manica, ma dopo essere entrata nell’Atlantico la petroliera ha continuato il suo viaggio da sola.
Attualmente la nave si trova nel porto di Matanzas in attesa che il suo prezioso contenuto venga scaricato. Questa è la prima imbarcazione che trasporta combustibili ad arrivare a Cuba dopo che gli Stati Uniti hanno costretto Venezuela e Messico a interrompere la fornitura di energia all’isola. Cuba non ha ricevuto alcuna fornitura di petrolio dal 9 gennaio, il che ha causato una crisi energetica. Il Messico ha effettuato l’ultima spedizione, ma in seguito ha interrotto la fornitura a causa della pressione di Washington.
L’arrivo della petroliera coincide con un cambio di posizione sull’isola da parte di Trump che, ricordiamo, il 29 gennaio ha firmato un ordine esecutivo che dichiara Cuba come una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e del conseguente blocco energetico all’isola caraibica.
Il presidente degli Stati Uniti ha affermato di non avere obiezioni al fatto che i paesi, tra cui la Russia, forniscano petrolio a Cuba. “Non ci dispiace lasciare che qualcuno riceva un carico perché ne ha bisogno. Devono sopravvivere”, ha detto alla stampa. “Se un paese vuole inviare petrolio a Cuba in questo momento, non ho alcun problema, che sia la Russia o meno”, ha aggiunto. “Preferirei lasciarlo entrare, sia dalla Russia che da qualsiasi altro paese, perché la gente ha bisogno di riscaldamento, rifrigerazione e tutto il resto”, ha ribadito.
Cosa abbia fatto cambiare opinione a Donald Trump su Cuba non è dato sapere. In precedenza aveva dichiarato che l’isola, dopo l’Iran, sarebbe stata il prossimo obiettivo, aggiungendo poi che Cuba sarebbe caduta da sola a causa della disastrosa situazione economica nella quale si trova. Si era poi spinto a sostenere pubblicamente che l’isola si trova nello stato attuale grazie alle sanzioni che lui ha imposto certificando, anche se non ce ne era bisogno, che è il sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario l’unica ragione della difficile situazione in cui versa il paese e non l’incapacità del governo, come viene sostenuto dalla propaganda anticubana.
Ora pare abbia cambiato idea, dico pare perché di Trump non ci possiamo fidare. Forse sono stati gli interessi economici che molti cittadini statunitensi hanno sull’isola a far cambiare posizione sull’isola e permettere alla petroliera russa di arrivare.
Se da un lato troviamo la piccola minoranza, ma influente politicamente, dei cubani residenti negli Stati Uniti che vive dei finanziamenti della Casa Bianca alla controrivoluzione che chiede misure più incisive e pesanti contro Cuba con lo scopo di aumentare costantemente il malessere della popolazione, dall’altro lato ci sono molti cittadini statunitensi e cubani che vivono nel paese a stelle e strisce che hanno importanti commerci con l’isola. La situazione attuale rende chiaramente più difficile il commercio interno. Si pensi solamente ai trasporti e alla consegna delle merci dai porti alle città, anche se il settore privato dispone di carburanti. Infatti gli Stati Uniti avevano permesso l’importazione di combustibili ad solo esclusivo uso per il settore privato.
In ogni caso rendere la situazione meno pesante permetterebbe certamente al commercio di svilupparsi. oltre ovviamente a permettere alla popolazione una migliore vita. Disporre di energia costantemente, trasporti garantiti e un sistema sanitario meno oppresso per la mancanza di energia elettrica renderebbe tutto più facile a Cuba.
In sintesi mi sento di ipotizzare che gli interessi economici hanno vinto sulle pressioni ideologiche di quel piccolo gruppo di persone che sostengono le politiche sempre più restrittive degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Siamo solo agli inizi, vedremo cosa succederà in futuro.
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha assicurato la scorsa settimana che il suo paese è preoccupato per l’escalation della tensione intorno a Cuba e rimarrà solidale con il governo dell’isola caraibica.
Allo stesso tempo, il 19 marzo, il portavoce presidenziale russo Dmitri Peskov ha riaffermato il sostegno di Mosca all’Avana e ha rivelato che le autorità russe stanno discutendo su come aiutare il paese caraibico. “Siamo in costante dialogo con la direzione di Cuba e, naturalmente, stiamo discutendo su come aiutare l’isola in una situazione così difficile”, ha dichiarato.
Ha poi commentato oggi l’arrivo della petroliera a destinazione dichiarando che “Siamo lieti che questo lotto di prodotti petroliferi arriverà sull’isola, o meglio, che sia già arrivato”, ha detto sottolineando che Cuba è “in condizioni di blocco molto severo” e ha bisogno di prodotti derivati dal petrolio “per il funzionamento dei sistemi di supporto vitale nel paese, per generare elettricità, per fornire servizi medici o di altro tipo alla popolazione”.
“Naturalmente, la Russia considera il suo dovere di non rimanere in disparte e fornire l’aiuto necessario ai nostri amici cubani”, ha rilevato, aggiungendo che Mosca continuerà a lavorare per fornire più petrolio a Cuba. “Continueremo a lavorare, ripeto, nella situazione disperata in cui si trovano ora i cubani. Questo, ovviamente, non può lasciarci indifferenti, quindi continueremo a lavorare su questo argomento”.
Ci saranno state pressioni del Cremlino nei confronti della Casa Bianca per lasciar passare la petroliera? alcuni lo sostengono apertamente, anche se non forniscono prove di quanto affermano.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info