
Ignorando la pressione di oltre un milione di cittadini europei e il grido di 60 Organizzazioni Internazionali per i Diritti Umani, l’UE ha scelto di non sospendere l’Accordo di Associazione con Israele.
A guidare la resistenza contro questa misura di dignità elementare sono state Italia e Germania, trasformatesi nei custodi di un presunto pragmatismo che appare sempre più come un’indifferenza sistemica nei confronti del genocidio del popolo palestinese, e le azioni efferate dello Stato ebraico in Cisgiordania e Libano.
È un dato politico e morale di una gravità inaudita: Italia e Germania si trovano isolate rispetto alla spinta etica del resto dell’Unione. Se per la Germania la sospensione è apparsa “inappropriata” per “ragioni storiche”, per l’Italia le scuse sono varie.
Andiamo alle parole di Antonio Tajani:
1. ”Oggi sull’accordo Ue-Israele non sarà presa nessuna decisione, anche perché non ci sono né le condizioni numeriche né politiche.”
2. ”Io credo che sia meglio sanzionare individualmente i responsabili, penso ai coloni violenti, o incrementare le sanzioni. Ma non credo che bloccare un accordo commerciale sia uno strumento utile, perché poi si va a colpire l’intera popolazione israeliana.”
3. ”Condanniamo l’atteggiamento dei coloni in Cisgiordania, siamo assolutamente contrari a qualsiasi parte di acquisizione del territorio cisgiordano da parte di Israele. Siamo contrari alla pena di morte e ci siamo battuti per la moratoria… Abbiamo detto che siamo contrari ai bombardamenti contro la popolazione civile.
“Tajani costruisce una lista di condanne morali (coloni, pena di morte, bombardamenti) per poi annullarne l’efficacia politica con un “Ma”, identificando l’accordo commerciale con Israele come necessario al benessere dell’intera popolazione israeliana. Sul resto dalla popolazione della zona, bombardata e affamata da Netanyahu, chi se frega del loro benessere? E così, Tajani prova a nasconderci i vantaggi bellici o tecnologici derivanti dall’accordo, spostando il dibattito su un piano puramente umanitario-civile esclusivamente verso gli israeliani. Dopodiché, l’espressione “non ci sono le condizioni numeriche né politiche” fa ridere ai polli: chi ha impedito queste condizioni? Chi aveva la responsabilità morale di farlo? Chi ha fatto saltare il numero? La risposta è: il Suo stesso governo, Ministro Tajani, assieme alla Germania.
Povera Europa, nata come progetto di pace e diritti umani, che ora scopre un’entità a due velocità: un’anima che vorrebbe agire e un corpo (mosso da interessi industriali e geopolitici italo-tedeschi) che resta paralizzato. Una vorrebbe armarsi fino ai denti e un’altra che dice no. Mentre la Francia e la Svezia tentano una timida via di mezzo chiedendo il bando dei prodotti dalle colonie, il blocco di Italia e Germania cristallizza la realtà amara di questa Europa che ha scelto di ridefinire se stessa, non come una comunità di valori, ma come un cartello di interessi.
Un luogo in cui il diritti umani sono fluidi e i legami etici si sciolgono di fronte alla solidità dei dati sull’import-export (Israele destina all’UE il 28% delle sue esportazioni).
Esperti di diritti umani, tra cui Erika Guevara Rosas, direttrice senior per la ricerca e l’advocacy di Amnesty International, hanno accusato l’Unione Europea di “favorire consapevolmente” le “gravi violazioni” di Israele”, mettendo in atto un “tradimento dei suoi stessi valori”.
L’iniziativa per sospendere l’intesa era stata presentata da Spagna, Slovenia e Irlanda. Come può l’Europa preservare la propria credibilità linguistica e morale se le parole dei suoi trattati non corrispondono più ai fatti della sua politica?
L’UE ha scritto le regole ma si dimostra incapace di leggerle di fronte ai propri alleati. In questo vuoto di potere, Netanyahu agisce come un lettore che forza il testo, riscrivendo i limiti della legalità internazionale sotto gli occhi di una Bruxelles paralizzata, che si limita a osservare l’infrazione chiedendosi, impotente, quale sarà il prossimo confine a cadere.
Il Premier israeliano ha compreso la natura ‘liquida’ della fermezza europea e gioca al rialzo, in una sorta di sfida perversa. È come se testasse costantemente la tenuta del limite, consapevole che, per ogni linea rossa superata, l’Europa risponderà con nuove discussioni interne e un nuovo, rassegnato silenzio.
“Fin dove posso spingermi prima che la vostra morale diventi qualcosa di più di una semplice dichiarazione d’intenti?” sembra chiedere quest’uomo, mentre alza una tazzina di caffè espresso, con le mani imbrattate di sangue.
C.L.DiasFonti1.
Il Manifesto: “Sánchez ritenta l’impresa impossibile: porre fine all’accordo tra Ue e Israele” (21/04/2026)2.
Open: “Italia e Germania bloccano lo stop all’Accordo Ue-Israele. Tajani: «Meglio sanzioni individuali ai coloni violenti»” (21/04/2026)3.
United Nation Human Rights: “UN experts call for immediate suspension of EU-Israel trade agreement as ‘minimum requirement’ under international law” (20/04/2026)4.
EU News: “Petition to halt EU‑Israel agreement hits 1 million-signature milestone” (14/04/2026)5.
European Citizen’s Iniciative: “Demand the full suspension of the EU-Israel Association Agreement in view of Israel’s violations of human rights” (25/11/2025)