
Una decisione burocratica, estranea allo spirito sportivo, ha impedito oggi a una squadra infantile cubana di recarsi a Porto Rico, dopo che Washington ha negato il visto agli allenatori dei giocatori.
La squadra La Palma di Pinar del Río, campione nazionale nella categoria 9-10 anni della squadra femminile di softball della Little League, avrebbe dovuto partecipare al torneo regionale caraibico in vista delle World Series.
Tuttavia, nonostante le 14 ragazze abbiano ricevuto il visto, i sette adulti che avrebbero dovuto accompagnarle sono stati esclusi senza una valida giustificazione dall’ambasciata statunitense all’Avana.
Questo rifiuto trasforma un evento sportivo in una vittima collaterale dell’annosa disputa tra Cuba e Stati Uniti, una frattura politica che ignora età e finalità. Nemmeno la natura educativa e simbolica dell’evento è bastata a fermare una misura che, lungi dal proteggere nessuno, espone i minori all’indifesa e priva un’intera comunità di un’aspirazione collettiva.
La Federazione cubana di baseball e softball ha denunciato l’incidente come parte di un modello duraturo di ostruzionismo, che quest’anno ha impedito ad altre squadre cubane di partecipare, o di prendervi pienamente parte, a eventi internazionali, compresi alcuni svoltisi sul suolo statunitense.
Questo episodio non è solo un affronto allo sport, ma anche agli impegni internazionali che implicano rispetto, inclusione e garanzie minime per coloro che aspirano solo a competere ad armi pari. Non ci sono valori in gioco, se non il desiderio di pochi di rendere lo sport ostaggio delle proprie politiche.
Cuba ha ribadito la sua preoccupazione per le implicazioni future di tali azioni, che potrebbero persino mettere a repentaglio la presenza del paese caraibico a eventi come le Olimpiadi di Los Angeles del 2028 o l’imminente World Baseball Classic.
Fonte: https://www.cubainformacion.tv/portada