
Nei primi due anni di guerra nella Striscia di Gaza, l’Italia ha inviato centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio greggio e altri combustibili verso aziende israeliane collegate, direttamente o indirettamente, alla filiera di approvvigionamento energetico delle Forze armate israeliane, esponendo imprese e autorità italiane al rischio concreto di contribuire al genocidio a Gaza.
Analizzando le informazioni disponibili sul database Kpler per il periodo che va da ottobre 2023 a gennaio 2026, l’unità investigativa di Greenpeace Italia, in collaborazione con Report (Rai3), ha scoperto che dai porti italiani a quelli israeliani sono state effettuate almeno 17 spedizioni di combustibili (concentrate tra giugno 2024 e novembre 2025), per un ammontare di circa 300 mila tonnellate di prodotti petroliferi raffinati (benzina, gasolio, nafta, diesel) e di circa 100 mila tonnellate di petrolio greggio. In particolare, tre spedizioni sono partite dal terminal del porto di Taranto (Puglia) operato da ENI, che nega ogni ruolo commerciale, attribuendolo alla joint venture Tempa Rossa, e ammette solo un ruolo nella logistica per il carico; dieci spedizioni sono partite dalla raffineria ISAB in Sicilia di proprietà della G.O.I. Energy, che attraverso la controllata ISAB S.r.l. nega ogni ruolo commerciale e delega ogni responsabilità per l’acquisto e la vendita dei prodotti al trader Trafigura; tre spedizioni sono partite dalla raffineria Sarroch in Sardegna di proprietà della Saras e una spedizione dalla raffineria di Busalla della Iplom in provincia di Genova.
Greenpeace Italia ha analizzato i destinatari di questi invii e ha scoperto che in 8 dei 9 casi in cui l’acquirente finale del carico è esplicitato nel database di Kpler il carico è stato consegnato a imprese che hanno contratti ufficiali con il ministero della Difesa israeliano. Il nono caso di acquirente finale esplicitato è un’azienda di proprietà dello Stato di Israele. Per le spedizioni in cui l’acquirente finale è identificato, emerge quindi un rischio concreto di contributo materiale a soggetti coinvolti nella filiera di approvvigionamento delle Forze armate israeliane. Per le altre 8 spedizioni, pur in presenza di destinazione Israele e di elementi di opacità nelle rotte, non è stato possibile verificare il destinatario finale.
Le 17 spedizioni di carburante sono avvenute proprio mentre Israele bombardava la Striscia di Gaza e affamava la popolazione, con condotte che secondo molti rapporti ONU e numerose denunce di ONG possono essere qualificate come “genocidio”. Il rischio “reale e imminente” di genocidio era stato evidenziato dalla Corte Internazionale di Giustizia già nel gennaio 20244, e tutte le spedizioni analizzate da questa inchiesta sono successive a questa presa di posizione internazionale. Nel novembre dello stesso anno (2024), la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’allora ministro della Difesa Yoav Gallant con l’accusa di “crimini di guerra consistenti nell’uso della fame come metodo di guerra e nell’attacco intenzionale contro la popolazione civile” e “crimini contro l’umanità consistenti nell’omicidio, nella persecuzione e altri atti disumani”.
Le modalità di navigazione documentate in diversi casi — spegnimento del sistema AIS, modifiche della destinazione dichiarata e, in un caso, apparente falsificazione dell’identità della nave — indicano condotte al limite della legalità. Diversi studi hanno appurato che i cacciabombardieri israeliani non avrebbero potuto effettuare tutte le missioni compiute contro la popolazione palestinese senza il rifornimento di carburante o di petrolio greggio da parte di Paesi esteri. Non a caso, nel settembre 2025 la Commissione Onu sui territori occupati e Israele ha esplicitamente chiesto agli Stati terzi di “cessare le forniture di armi e di altre attrezzature o articoli, compreso il combustibile per i caccia, allo Stato di Israele o a Stati terzi quando si sospetti che possano essere usati per il genocidio” e di “assicurarsi che individui e compagnie nazionali non concorrano al genocidio”. Precauzioni, mitigazioni e prescrizioni che il Governo Meloni non ha messo in pratica.
La stessa relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, nel suo rapporto del luglio 2025 sull’“economia del genocidio”, aveva denunciato il ruolo svolto dalle compagnie energetiche internazionali, colpevoli di aver “alimentato il genocidio ad alto consumo energetico di Israele”. E, intervistata nella puntata di Report “Benzina sul fuoco” del 10 maggio 2026, ha detto: “Fornire carburante e greggio a Israele significa dargli lo strumento per rifornire gli aerei e l’esercito mandati a distruggere Gaza. Commerciare petrolio con Israele è illegale, perché dal gennaio 2024 la Corte di Giustizia internazionale ha riconosciuto il rischio di genocidio, che comporta l’obbligo di adottare misure cautelari. Il governo italiano dovrebbe ordinare la cessazione immediata delle forniture”.