
Proiezione del film
THE WAR ON CUBA (La guerra contro Cuba)
un film di Reed Lindsay prodotto da Oliver Stone e Danny Glover
in lingua originale (inglese e spagnolo) sottotitolato in italiano
GIOVEDI’ 2 APRILE ALLE ORE 20 – A Torino in via Cigna 37
Cosa aspettarsi:
La guerra contro Cuba è un documentario del giornalista e regista nordamericano Reed Lindsay. Pensato e realizzato in una piccola serie di sei brevi episodi, il film è stato prodotto da Oliver Stone e Danny Glover con il lavoro di Belly of the Beast, un collettivo costituito da giovani statunitensi (tra cui Reed Lindsay che ne è il fondatore) per contrastare il dilagante giornalismo del pensiero unico svolgendo finalmente un autentico lavoro di inchiesta e indagine alla fonte.
The War on Cuba, questo il titolo originale della serie, offre uno sguardo dall’interno sugli effetti delle sanzioni degli Stati Uniti contro Cuba. La giovane giornalista cubana Liz Oliva Fernández ci accompagna nell’esplorazione di questa realtà con un approccio fresco e brillante, tipico di un giornalismo di altri tempi, di qualità, autentico, semplice e leale. Attraverso di lei e senza altre intermediazioni, si entra in contatto diretto con la gente comune e si conoscono quelle storie di Cuba mai raccontate dall’informazione dei grandi network.
In virtù della collaborazione con Belly of the Beast, il Centro Studi Italia Cuba ha poi curato e realizzato la sottotitolazione in italiano del film, che in totale dura 105’.
Nei primi due capitoli, la “anfitriona” Liz ci parla dell’impatto del “blocco petrolifero” imposto dagli Stati Uniti sull’economia cubana e ci mostra come, nel vivere quotidiano, i cubani cerchino continuamente alternative alle scarsità causate dalle sanzioni statunitensi.Il
terzo capitolo si concentra sul Programma Sanitario Internazionale di Cuba sviluppato dalle Brigate Mediche del Contingente Henry Reeve. Liz parla con i medici che hanno prestato servizio in Brasile, in Bolivia e in Italia durante la pandemia di covid-19 e, naturalmente, anche con quelli che l’hanno tenuta a freno a Cuba.
Il quarto capitolo indaga sui misteriosi disturbi all’udito lamentati dal personale diplomatico statunitense all’Avana nel 2017. La “patologia”, attribuita a fantomatici “attacchi acustici a ultrasuoni” e denominata “sindrome dell’Avana”, è stata il pretesto per gli Stati Uniti per chiudere l’Ambasciata e per sferrare una raffica di pesantissime sanzioni, imposte prima da Trump e poi rinnovate da Biden.
La giornalista Liz intervista scienziati di entrambi i Paesi che smontano la teoria secondo cui il personale statunitense è stato in qualche modo attaccato, e mostra come i principali media abbiano deliberatamente alimentato la fiamma dell’isteria. Infine, parla con molti cubani colpiti dalla chiusura dei servizi consolari statunitensi che ha impedito la loro ricongiunzione familiare.
Il quinto capitolo tratta alcuni fatti di scottante attualità a cui i media internazionali hanno dato molto rilievo, ovviamente nell’ottica di screditare agli occhi del mondo il governo cubano.
L’11 luglio del 2021, nelle strade di alcune città cubane, sono scoppiate manifestazioni senza precedenti. Tutti i più grandi organi di informazione le hanno descritte come un grido di libertà contro il regime, ma la realtà era molto più complessa.
Liz indaga le cause profonde della devastante crisi economica che ha spinto Cuba sull’orlo del baratro, ci porta nei quartieri della classe lavoratrice cubana dove possiamo toccare con mano gli effetti dell’inasprimento delle sanzioni statunitensi durante la pandemia che, alla prova dei fatti, suona come un nuovo e tardivo adempimento della nota del 1960 del Dipartimento di Stato che giustifica l’embargo statunitense: “negare denaro e rifornimenti per provocare fame e disperazione, e quindi la caduta del governo cubano”.
Nel sesto e ultimo capitolo, Liz ci spiega la sorprendente disconnessione tra la politica statunitense e la realtà cubana, rivelandoci l’assurdità delle “offerte di aiuto” di Biden con donazioni di vaccini, accesso a Internet e rimesse che aggirino le istituzioni finanziarie locali. Quindi ci racconta come Biden, assecondando l’intransigenza dei cubano-americani di Miami, abbia abbandonato la sua promessa di riprendere la politica dell’era Obama.
Poi ci mostra la repressione contro i manifestanti e contestualizza sia la repressione a Cuba che la presunta preoccupazione del governo degli Stati Uniti per le violazioni dei diritti umani.
Il documentario si ferma ai primi anni di questa decade e non è quindi aggiornato agli ultimi provvedimenti sanzionatori contro Cuba messi in atto da Trump durante questo suo secondo mandato (vi sono altri lavori di Belly of the Beast che ne parlano), tuttavia costituisce un validissimo strumento di conoscenza molto utile proprio perché ci mette in grado di ricostruire il percorso – in atto ormai da più di sessant’anni – di strangolamento nei confronti di Cuba che ha portato all’attuale situazione e che risale addirittura a due secoli fa, quando nel 1823 l’allora presidente statunitense James Monroe dichiarò che il continente americano non sarebbe mai più stato soggetto a nuove colonizzazioni o ingerenze europee, e definì l’emisfero occidentale nella sua totalità come sfera d’influenza degli Stati Uniti.
Il concetto fu esteso da John Quincy Adams il quale, sempre nello stesso anno, in qualità di Segretario di Stato (e futuro sesto presidente), affermò che, a causa delle leggi di “gravitazione politica”, una volta separatasi dalla Spagna, Cuba non avrebbe potuto fare altro che cadere sotto l’influenza o l’annessione degli Stati Uniti, esattamente come una mela che cade dall’albero non può cadere lontano da esso.
Da allora, questo è il pilastro della politica estera statunitense, ripreso e “riscoperto” proprio in questi mesi da Trump.
Senza la conoscenza di questi passaggi, senza la consapevolezza delle origini dei fatti e del loro sviluppo, infatti, è facile cadere nelle trappole della narrazione omologata che attribuisce al “regime” cubano la causa della propria debolezza e inadeguatezza.
(*) Reed Lindsay è un documentarista e giornalista con 20 anni di esperienza in reportage, inchieste, scrittura, produzione, regia e mentoring in tutto il mondo. È fondatore e attualmente direttore di Belly of the Beast, un’innovativa organizzazione di nuovi media che sioccupa di Cuba e delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba. Ha vissuto all’Avana, Città del Messico, Buenos Aires, Port-au-Prince e al Cairo, e ha realizzato reportage da Libia, India, Venezuela e Honduras, tra gli altri. I suoi lavori sono stati pubblicati su oltre 20 quotidiani e riviste e trasmessi da numerose reti televisive. Attraverso la sua attività cinematografica e giornalistica, Reed ha cercato di portare alla ribalta le voci emarginate, di denunciare ingiustizie e abusi di potere, di sensibilizzare l’opinione pubblica su questioni ignorate o fraintese e disfidare le narrazioni tradizionali prive di contesto o che distorcono le realtà locali. Vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Telly Award per la regia di The War on Cuba realizzato per Belly of the Beast. Tra gli altri lavori premiati c’è il programma India’s Acid Attack Survivors di Al Jazeera del 2021; Fists of Fury, un cortometraggio su una quindicenne di Calcutta aspirante pugile del 2014; Bengasi Rising, girato in Libia dopo la rivolta del 2011. Ha documentato la rivolta egiziana dall’inizio alla fine e, dal 2004 al 2009, ha vissuto a Port-au-Prince dove ha documentato le lotte del popolo haitiano