33 domande contro la guerra – Di Mario Chiauzzi

Fiori sui cannoni

SEZIONE 1: LE ORIGINI E LA NATURA DEL CONFLITTO

1.Le guerre sono nate per liberare i popoli o per saccheggiarli, sottometterli e umiliarli?

2.Perché il verbo distruggere ha più proseliti del verbo costruire?

3.Da quando la ragione è diventata debole e la forza è diventata argomento? Quando il discorso finisce, cominciano le lance. Oggi il discorso finisce dopo 280 caratteri.

4.Perché per il beneficio di pochi devono soffrire in molti? Il dolore è democratico, il potere no. Otto uomini in una stanza decidono, otto milioni di madri piangono fuori.

5.Dopo millenni di civiltà, perché la guerra continua a sembrarci ancora una soluzione? La violenza non è inevitabile, è solo la scelta più comoda che l’uomo ha imparato a ripetere. E se il seme del conflitto esiste in ognuno di noi, perché continuiamo a cercarlo solo negli altri?

SEZIONE 2: LE PAROLE, LA PROPAGANDA, LA REALTÀ DEFORMATA

6.Tra le armi che si usano in guerra dobbiamo annoverare la propaganda, la menzogna e la manipolazione delle parole?Perché se chiedi la pace vieni arruolato a forza nella fazione dei traditori?

7.Dicono “danni collaterali”. Ma collaterale a cosa? Hanno un nome anche per i bambini. Si chiama “danno”. Perché il corpo di un bambino diventa un argomento politico prima di diventare un lutto?

8.Da quando “intervento umanitario” è diventato sinonimo di “bombardamento”? Abbiamo cambiato le parole per non dover cambiare le coscienze.

9.Quando un essere umano smette di essere una persona e diventa “il nemico”? Nessuno nasce bersaglio. Prima di ogni guerra c’è sempre qualcuno che insegna a dimenticare il volto dell’altro.

10.Perché ricordiamo i morti che confermano la nostra versione della storia e dimentichiamo gli altri? Forse la memoria, come la guerra, sceglie spesso una bandiera.

SEZIONE 3: L’INDIFFERENZA E LA RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE

11.Perché schierarsi quando l’indifferenza sembra sempre la scelta più facile? Il bisogno di dire la propria è davvero più forte di qualsiasi paura?

12.Quante volte abbiamo detto “mai più”, prima di ricominciare da capo? Atene–Sparta, 1914, oggi. Cambiano le armi, uguale il copione. L’indifferenza è la tradizione più antica che abbiamo.

13.Socrate diceva: “Conosci te stesso”. Ma se conoscendoti scopri che stai zitto per comodità, che fai? L’indifferenza è una scelta. E ogni scelta non fatta pesa quanto una bomba.

14.Chi chiude gli occhi davanti alle ingiustizie è da ritenersi connivente? Il silenzio è il voto più comodo per chi spara. Non serve tenere il fucile. Basta non dire: “Basta”.

15.Condividi un post contro la guerra alle 18:03 e alle 18:04 torni a ridere sui meme. Quanto dura davvero la nostra indignazione? L’indifferenza oggi ha l’algoritmo dalla sua parte: ti fa sentire buono senza muovere un dito, trasformando la tragedia degli altri nel rumore bianco delle nostre giornate comode.

16.Se un ordine è ingiusto, obbedire è una virtù o una colpa? Se le più grandi atrocità della storia sono nate dall’obbedienza cieca di molti più che dall’odio di pochi, il vero male risiede nei mostri o negli uomini comuni che smettono di pensare?

17.Quante forme di violenza accettiamo ogni giorno prima di scandalizzarci per quella delle bombe? Ci giriamo dall’altra parte per un calcio dato per strada e poi ci stupiamo se il mondo intero va a fuoco. L’apocalisse è solo l’ultimo piano di un palazzo che costruiamo ogni giorno con i nostri silenzi.

SEZIONE 4: IL POTERE, L’ECONOMIA, LA CONVENIENZA

18.Chiamiamola “industria bellica”. Ma l’industria del pane ha bisogno di clienti. Quella delle armi ha bisogno di guerre. Commercio o ricatto? Il prezzo del petrolio sale. Il prezzo della vita resta zero.

19.Se la pace fosse più redditizia della guerra, saremmo già tutti fratelli? La borsa non tifa per nessuno. Tifa per il rumore.

20.Un politico perde le elezioni se perde la guerra. Ma se perde la pace, chi se ne accorge? La pace non fa voti. Le bare sì.

21.Di fronte a queste tragedie perché gli Stati cercano di bloccare la pace? Sono azionisti. La pace non rende. La paura sì. La guerra è business.

22.Si può essere pacifisti per costituzione e vendere armi per vocazione? Sì, se la tua Costituzione è di carta e la tua vocazione è di sangue. Si chiama ipocrisia.

23.Ma chi diffonde l’odio e la distruzione invece dell’amore lo fa per soddisfare o sfamare la morte? Perché la morte è come il mare: un ospite insaziabile. Più divora, più desidera. Chi scambia il massacro per potere sta soltanto preparando il banchetto per il proprio funerale.

SEZIONE 5: LE VITTIME E CIÒ CHE RESTA DELL’UMANO

24.Se ogni guerra finisce con un trattato, perché chi l’ha firmato non è mai quello che finisce sotto terra? I morti non hanno azionisti. Hanno solo madri.

25.Chi è rimasto senza niente e nessuno potrà mai perdonare i suoi aguzzini? Il perdono è una parola grossa quando ti è rimasta solo una foto in mano. Forse non si perdona, si sopravvive. E già quello è un atto di guerra contro l’odio.

26.Che pensieri passano nella testa di chi vede la propria casa diventata polvere? Non pensieri. Silenzio. Perché la casa era la memoria. La polvere non ha parole, ha solo peso.

27.Un cane, un gatto, un agnellino scaraventato in aria da un’esplosione sa perché muore? No. Muore e basta. Senza bandiere, senza ideologie. Muore perché l’uomo ha deciso che quel territorio era suo.

SEZIONE 6: LE FERITE INVISIBILI E LA MEMORIA

28.L’aria che respira chi non ha colpe, perché deve essere inguainata da chi abbonda di colpe? Il fumo non chiede scusa prima di avvelenare. Il bambino, il riccio, l’uccello respirano la stessa colpa che non hanno commesso. La guerra è l’unico reato dove la pena si sconta prima del processo. E la scontano i polmoni di chi non ha mai votato per il boato.

29.Quando si spengono i generali e tacciono i cannoni, quanto tempo ci mette il terrore a uscire dal DNA dei sopravvissuti? La guerra finisce nei libri di storia, ma continua a tremare per decenni nelle mani di chi va a dormire al buio.

30.Perché insieme agli ospedali bombardano musei, biblioteche, scuole? Per uccidere un popolo non basta fermargli il cuore, devi cancellargli i ricordi. E perché chiamano “danni collaterali” anche gli alberi? Perché sanno che una terra morta produce un popolo senza futuro.

31.Invece di ponti si costruiscono barriere, perché è più facile? Il cemento del muro lo metti in 6 mesi. La fiducia tra popoli ci mette 6 generazioni. Il muro ti fa sentire al sicuro stanotte. Il ponte ti chiede coraggio per tutta la vita.

SEZIONE 7: IL FUTURO, LA TECNICA E IL SACRO

32.Abbiamo mandato l’uomo sulla Luna ma non sappiamo fermare l’uomo che uccide l’uomo? Un drone non ha paura, un algoritmo non piange. Stiamo togliendo il volto alla guerra per renderla più facile da guardare, più facile da approvare. Chi pagherà il conto quando la guerra non avrà più nemmeno lo sguardo di un soldato?

33.Se tutte le religioni dicono “non uccidere”, perché i loro figli si ammazzano in nome di Dio? L’uomo usa Dio come alibi per l’odio che già aveva, pretendendo di trascinarlo in trincea con sé, convinto che sia un soldato del proprio esercito invece di accettare che forse Dio piange per entrambi.

APPENDICE: Oltre la trentatreesima domanda

Le trentatré domande sono il sigillo. Ma ogni diamante possiede sempre un’altra sfaccettatura. Queste non appartengono al percorso principale. Sono le domande che continuano a camminare dopo l’ultima pagina.

1.La guerra nasce davvero dall’odio, o molto più spesso dalla paura dell’altro?

2.Dove finisce la giustizia e dove comincia la vendetta?

3.Quante guerre vengono combattute per ricordare un dolore invece che per impedirne uno nuovo?

4.La pace è soltanto assenza di guerra o richiede qualcosa di molto più difficile: giustizia, memoria e riconciliazione?

5.Chi impugna un fucile è sempre il colpevole o qualche volta è soltanto l’ultimo anello di una catena costruita da altri?

6.Quando una guerra devasta una foresta, un fiume o il mare, chi ricostruirà ciò che non apparteneva a nessuna nazione?

7.Perché preparare una guerra richiede pochi mesi mentre ricostruire la pace può richiedere un secolo?

8.Perché insegniamo ai bambini la storia delle guerre e così poco la storia delle paci? Forse perché gli eroi armati fanno più rumore dei mediatori, e il rumore si ricorda meglio del dialogo.

9.Se ogni generazione giura che sarà l’ultima a conoscere la guerra, perché finisce sempre per consegnare alla successiva la stessa promessa?

CONGEDO: 33 DOMANDE SULLA GUERRA CHE NESSUNO HA IL CORAGGIO DI FARSI

Forse perché la pace non è mai stata un’industria redditizia.

Trentatré domande. Una per ogni sfaccettatura del diamante oscuro chiamato guerra. Non per chiudere il discorso, ma per tenerlo aperto. Perché ogni guerra comincia quando smettiamo di farcene una.

Fonte: https://www.pressenza.com/it/

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