
Egregio Professor Alessandro Barbero, la ringrazio sinceramente per il valore culturale del suo lavoro, che utilizzo spesso a scuola con i miei studenti per stimolare analisi e spirito critico. Tuttavia, vorrei offrirle un punto di vista più ampio e politicamente forte su un tema che, a mio avviso, merita una lettura più completa della storia e della realtà attuale. L’omofobia non era “solo cubana”: era sistemica in tutto il mondo negli anni ’60. Quando si parla delle UMAP e delle persecuzioni subite dagli omosessuali a Cuba, si dimentica spesso che negli stessi anni, quasi tutti i paesi occidentali criminalizzavano l’omosessualità: negli Stati Uniti, fino al 2003, in ben 13 Stati l’omosessualità era punita penalmente (Lawrence v. Texas). Nel 1969 le persone LGBTQ+ venivano ancora arrestate per “condotta indecente” e discriminate sistematicamente sul lavoro e nella vita sociale. In Italia, fino agli anni ’70, l’omosessualità era invisibile, stigmatizzata e oggetto di repressione indiretta: schedature di polizia, terapie “correttive” e discriminazioni tollerate a livello istituzionale. Nel Regno Unito, il sesso tra uomini era reato fino al 1967 (depenalizzazione parziale), con migliaia di condanne penali per “gross indecency”. Non c’era un paese al mondo che garantisse diritti civili alle persone omosessuali negli anni Sessanta. Cuba non fu un’eccezione in negativo, ma parte di un sistema globale di discriminazione.
Cuba ha riconosciuto gli errori e cambiato rotta. Fidel Castro, già nel 2010, dichiarò pubblicamente:> «Se qualcuno è responsabile, sono io. È stata una grande ingiustizia.»(Intervista a La Jornada, Messico, 31 agosto 2010)
Da quel momento, la rivoluzione cubana ha scelto un percorso di riconoscimento e progresso, guidato dalla visione politica di Fidel e Raúl Castro e portato avanti anche dalle nuove generazioni:
1979: depenalizzazione dell’omosessualità a Cuba.
2008: possibilità di cambio di genere legale sui documenti dopo percorso medico e psicologico, con interventi gratuiti di riassegnazione di genere nel sistema sanitario pubblico.
2022: approvazione del Codice delle Famiglie con circa 67 % di voti favorevoli su un’ampia partecipazione popolare (oltre il 70%). Questa legge è una delle più avanzate al mondo: matrimonio egualitario e adozioni LGBTQ+; riconoscimento di famiglie non tradizionali e diritti di bambini e anziani; protezione legale rafforzata contro violenze domestiche.
Oggi Cuba è più avanti della gran parte dei paesi occidentali nel garantire diritti reali e concreti alle persone LGBTQ+.
L’Occidente mostra un arretratezza passata e presente ed ipocrisia del giudizio.
Nonostante la retorica “democratica”, molti paesi occidentali, non hanno mai riconosciuto le proprie colpe storiche nelle persecuzioni contro omosessuali, donne e minoranze. Ancora oggi negano o limitano diritti fondamentali (aborto sotto attacco in USA e Polonia, eutanasia vietata in gran parte dell’Europa, discriminazioni LGBTQ+ diffuse).
Esportano “democrazia” con bombe, guerre e sanzioni, non con diritti, medici ed educatori come fa Cuba nei paesi poveri del mondo.
Questa doppia morale serve solo a colpire e screditare i paesi socialisti, mentre la storia e la realtà dei paesi occidentali vengono convenientemente dimenticate.
Capisco l’intento di chiarire il ruolo di Che Guevara nelle UMAP, ma se vogliamo essere storicamente onesti, la narrazione deve essere completa: Cuba ha commesso errori, li ha ammessi e corretti con leggi che oggi sono tra le più avanzate.
L’Occidente ha commesso e commette gli stessi errori, non li ha mai ammessi, e spesso resta indietro, ancorato a moralismi religiosi e logiche di potere.
La verità storica non può essere parziale: va raccontato chi realmente è avanzato sui diritti civili e chi continua, ancora oggi, a negare libertà fondamentali mentre giudica gli altri dall’alto di un pulpito di ipocrisia.
In conclusione, Professore, non basta dire che Cuba ha fatto passi avanti: è necessario raccontare che l’Occidente è rimasto indietro, ieri come oggi, e che la sua “superiorità morale” è costruita su omissioni storiche, discriminazioni mai risarcite e guerre spacciate per democrazia.
Con rispetto, ma con fermezza e chiarezza politica,
Federica Cresci, membro di Cuba Mambi’ Gruppo di Azione Internazionalista
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