SOLIDARIETÀ A COMALA: per gli spazi che ci spettano, per la Torino che vogliamo.

COMALA

Ad esattamente due mesi dallo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino arriva anche la chiusura dell’associazione culturale Comala, luogo di aggregazione e condivisione fondamentale nel tessuto sociale cittadino. La notizia è di mercoledì mattina a primo impatto può stupire, sicuramente lascia dell’amaro in bocca, ma a ben guardare rientra in un disegno preciso della città che sembra aver ormai deciso di non lasciare più alcuno spazio a chi, anche in forme molto diverse, sceglie di non farsi divorare dall’imperativo del profitto e dell’impresa a tutti i costi, ma tenta di aprire luoghi di condivisione, cultura e creatività fruibili da tutte e tutti.

La chiusura arriva a fronte del nuovo bando di assegnazione, che doveva rappresentare una formalità e ha visto soltanto due partecipanti: Comala e una cordata di associazioni capitanate dalla Social Innovation Teams.

Il progetto presentato da Comala ha perso la gara di assegnazione dei locali e così, all’insegna di valutazioni burocratiche e clientelismo, che un altro importante centro culturale torinese viene spazzato via. L’ex caserma Lamarmora passa infatti in gestione a una cordata con capofila un’associazione di Milano che si occupa di start-up d’impresa e che vede tra i membri l’associazione Eufemia, nota per i licenziamenti ingiusti nei confronti delle lavoratrici e altri illeciti.

Viene da chiedersi chi beneficerà di questa svolta, quando un’organizzazione ben radicata sul territorio, che da 15 anni offre servizi pensati per chi lo vive, viene brutalmente spazzata via da un’associazione estranea al contesto e con tutti gli altri obiettivi.Chi in questi anni l’ha frequentata sa che Comala rappresenta un’enorme ricchezza, per Torino e per il quartiere in cui si trova: a pochi passi dal Politecnico e dalle Ogr, è l’unico spazio di aggregazione in quella fetta di città, nonostante si tratti di un quartiere sempre più universitario.

Casa di numerosissimi progetti, da corsi di ballo a cineforum, da sportelli di ascolto a concerti, durante gli anni della pandemia, mentre l’università chiudeva e confinava i propri studenti in casa per un anno e mezzo, Comala compiva una scelta coraggiosa e apriva le proprie aule studio, dimostrando come, anche in mezzo a zone rosse e decreti, assumersi la responsabilità politica di offrire delle alternative alle chiusure fosse una scelta percorribile.

Responsabilità politica che chi gestisce lo spazio ha saputo assumersi in numerose occasioni, non ultima, nel 2022, l’opposizione alla costruzione del supermercato Esselunga nel parco adiacente alla struttura, che a causa di una strada di servizio minacciava di far sparire gli spazi esterni dell’aula studio e parte del giardino di Comala, oltre a distruggere il parco Artiglieri da Montagna.

Non solo, l’associazione ha sede nell’ex caserma Lamarmora, un luogo lasciato all’abbandono per decenni, che il Comune di Torino avrebbe dovuto recuperare attraverso una nuova biblioteca civica (progetto poi abbandonato a causa dei costi troppo elevati a favore della costruzione del supermercato Esselunga e di un centro congressi, che vede coinvolto in indagini giudiziarie vari membri delle precedenti giunte comunali, tra cui l’ex-sindaco Fassino) e di cui invece i gestori di Comala si sono cura presi per anni, anche di fronte alla mancata regolarizzazione della concessione e alle promesse inconsistenti della circoscrizione e dell’amministrazione comunale.

Che cos’è dunque Comala? Un luogo di aggregazione, uno spazio di possibilità. Un’associazione che ha colmato un vuoto in un quartiere e in una città che dalla crisi dell’automotive cerca perennemente di reinventarsi senza successo, e che oggi ha imboccato la strada dell’universo tech e delle start-up (come testimonia l’organizzazione dell’Italian Tech Week alle OGR questo autunno) in un ennesimo disperato tentativo che lascia sempre indietro gli stessi, giovani, precari3, idisoccuapat3 e periferie per piegarsi al mondo del profitto e dell’impresa.

Comala non ha perso un bando, Comala viene chiusa per una precisa volontà politica, rappresentando l’ennesimo attacco a chi crede in un sogno comune: per questo non smetteremo di lottare fianco a fianco per gli spazi che ci spettano, per la Torino che vogliamo.

Fonte: ASKA47

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