PER LE OPPOSIZIONI IL PROBLEMA È “PACE O GUERRA”, NON LE PRIMARIE – di Raniero La Valle**

Scena di guerra

Con le elezioni pronte all’uso dopo il varo della legge elettorale post-democratica (“comanda” il minore), siamo entrati nella zona di massimo pericolo. Potremo sventarlo, se l’elettorato capirà qual è la vera posta in gioco in queste elezioni.

La povera Meloni le perderà, proprio perché ha sbagliato l’obiettivo che in esse vuole conseguire. Non le perderà infatti solo per la cattiva prova data col suo governo, ma perché crede che la posta in gioco sia la normalizzazione e la stabilizzazione (donde lo “stabilicum”) della destra al potere in Italia, dopo il lungo periodo dei governi democratici e di “sinistra”.

Questo obiettivo non può oggi essere raggiunto, perché la destra al potere nel mondo, a cui anche l’Italia dovrebbe soggiogarsi, è una destra inedita, raccapricciante, che coltiva ancora i pensieri del fascismo e del suo emulo nazista, schiaccia i popoli mandandoli alla rovina, e fa della guerra la sovrana del mondo.

È una destra che non ha niente a che fare con la destra liberale del capitalismo di ieri, quella degli Einaudi, dei Malagodi, degli Andreotti, Casini e perfino di Berlusconi.

La guerra è la sua vera carta d’identità. E per inorridirne basta guardare le destre al comando e le guerre di oggi, che sono “fuori e contro la ragione” (copyright Papa Giovanni XXIII); sono fatte da “bestie magari dotate di armi iper-tecnologiche” (copyright Papa Leone); sono contro il principio stesso di un diritto internazionale e contro ogni diritto (Trump): contro la pietà verso il proprio stesso popolo (Zelensky); contro la vocazione e l’integrità dell’Europa (nell’agenda di Bruxelles la guerra è calendarizzata nel 2030, e in quella del comandante della Nato in Europa, Grynkewich “anche stasera”); e sono contro il Dio degli Ebrei e degli altri Popoli del Libro (come quella di Netanyahu, del governo e dello Stato di Israele).

Come è possibile che il civilissimo elettorato italiano voglia perpetuare questo potere importandolo anche in Italia? Solo in un caso questo è possibile: se i giovani e molti altri non andranno a votare e se l’attuale opposizione gliene darà motivo ignorando che il punctum saliens di queste elezioni non è il nome sulla scheda di chi governerà, ma è precisamente l’alternativa costituzionale pace o guerra. E non basta dirlo, perché oggi le guerre non si dichiarano più, ci si può cadere dentro senza volerlo e senza neanche sapere perché: è capitato all’Iran, all’Arabia Saudita, può capitare a noi dentro un’Europa, già dilaniata dalla guerra d’Ucraina, che si arma per sconfiggere la Russia (reArm Europe), in uno scontro che secondo Lucio Caracciolo durerebbe solo pochi minuti, quanto bastano per lo scatenamento delle armi nucleari.

Questa è la vera responsabilità delle attuali opposizioni. Esse devono uscire dal complesso d’inferiorità dinanzi al coro dei supposti amici dell’Ucraina che bardandosi dei vessilli dell’“aiuto al Paese aggredito” la costringono di fatto, prodigandole enfasi ed armi, a portare fino in fondo la propria immolazione ai malposti interessi dell’Occidente. Che, obbedendo alla Nato, l’Ucraina debba portare a compimento il suo suicidio, anche “per un centimetro di terra”, è pura follia. E se, come sembra dalle ultime notizie, i maggiori “Volenterosi”, Stati Uniti in testa, cercano ora di convincerne perfino Zelensky, sarebbe paradossale che sulle armi all’Ucraina resti diviso il “campo largo” e si giochino le relative primarie.

Ma non c’è solo l’Ucraina, c’è da mettere in programma un’altra politica estera, dal contrasto ai genocidi in corso e futuri, alla reintegrazione della Russia in quella che chiamiamo “Europa”, a una pressione sugli Stati Uniti per indurli al ritorno al diritto internazionale, alla pace con l’Iran e a revocare la condanna a morte di Cuba e ad approdare, finalmente, a un vero multilateralismo.

E c’è da portare dal 28,9% al 35% del Pil le risorse per lo Stato sociale.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/

**Raniero Luigi La Valle (Roma, 22 febbraio 1931) è un giornalista, politico e scrittore italiano.

Biografia

Laureato in giurisprudenza, si dedica subito al giornalismo. Lavora al quotidiano politico della Democrazia Cristiana Il Popolo; per un breve periodo, all’inizio del 1961, è responsabile del quotidiano durante la direzione di Aldo Moro[1]. Nel febbraio 1961 viene chiamato a dirigere L’Avvenire d’Italia[2]. Durante gli anni del Concilio Vaticano II, il quotidiano cattolico bolognese è tra gli organi d’informazione che coprono più capillarmente l’evento. Si dimette dalla direzione del giornale nel 1967, negli anni difficili del post-Concilio, periodo in cui inizia la spinta “normalizzatrice” delle tendenze progressiste che si riconoscevano nel magistero del cardinale Giacomo Lercaro e della “scuola di Bologna”.

Continua la sua attività giornalistica producendo per la RAI documentari e inchieste sui più scottanti temi dell’attualità, con un occhio sempre rivolto ai temi della pace e della giustizia internazionale (guerra in Vietnam, Cambogia, Palestina; dittature in America Latina, marcia dei pacifisti a Sarajevo). Dal 1969 al 1971 tenne una seguitissima rubrica, dal titolo “Uomini e Religioni”, sul quotidiano torinese La Stampa.[2]

Nel 1974 si schiera contro l’abrogazione della legge sul divorzio con lo schieramento dei cattolici democratici per il «No», contribuendo alla vittoria nel referendum.

Alle elezioni politiche del 1976 si candida al Senato della Repubblica, tra le liste del Partito Comunista Italiano nella circoscrizione Catania-Messina-Siracusa-Ragusa-Enna, venendo eletto senatore. Successivamente aderisce al gruppo parlamentare Sinistra Indipendente e lavora nelle commissioni parlamentari Esteri e Difesa delle due Camere fino al 1992, in particolare per la riforma della legge sull’obiezione di coscienza.

Nel 1978 fonda con alcuni amici la rivista «Bozze», vivace strumento del dibattito ecclesiale e civile, dirigendola fino al 1994. Buona parte del suo impegno è spesa a favore dei popoli oppressi, anche nelle istituzioni civili internazionali (è stato giudice al Tribunale permanente dei Popoli), come nel racconto documentario confluito nelle sue numerose opere: Dalla parte di Abele (1971), Fuori dal campo (1978), Dossier Vietnam-Cambogia (1981), Marianella e i suoi fratelli (1983), Pacem in terris, l’enciclica della liberazione (1987).

Nel febbraio 1991 – durante la guerra del Golfo – fu tra promotori la campagna “Un Ponte per Baghdad“, che poi avrebbe dato vita all’associazione umanitaria “Un Ponte Per”.[3]

Alle elezioni politiche del 1992 viene candidato tra le file de La Rete di Leoluca Orlando.

Dal 25 marzo al 29 novembre 1997 è stato assessore del comune di Roma, nella prima giunta di Francesco Rutelli.

Nel luglio 2008 è promotore del Manifesto per la Sinistra Cristiana, che si propone anche il rilancio della partecipazione politica e dei valori fondanti del patto costituzionale del 1948 e la critica della democrazia maggioritaria (tra i primi cento firmatari compaiono le firme di Rita Borsellino, Giovanni Galloni, Giovanni Franzoni, Adriano Ossicini, Roberto Mancini, Mimmo Gallo, Patrizia Farronato, Nicola Colaianni, Giovanni Bianco, Tonio Dell’Olio, Giovanni Benzoni, Giovanni Avena, Giuseppe Campione, Enrico Peyretti)[4]. Il Manifesto il 4 ottobre 2008 ha portato alla nascita del movimento politico Sinistra Cristiana – Laici per la Giustizia[5].

Alle elezioni europee del 2009 La Valle si candida al Parlamento europeo, per la Lista Comunista Anticapitalista nella circoscrizione Italia centrale come rappresentante di Sinistra Cristiana.[6] Ottiene circa 3.000 preferenze, senza risultare eletto.

Nel 2016 promuove il Manifesto dei “cattolici per il no” al referendum costituzionale, che ha suscitato un importante dibattito nel mondo cattolico e sulla stampa nazionale.

È direttore di Vasti – scuola di critica delle antropologie e collabora con la rivista Rocca. Presiede inoltre il Comitato per la democrazia internazionale.

Per le elezioni europee del 2024 promuove, insieme al giornalista Michele Santoro, la creazione della lista Pace Terra Dignità, candidandosi in tutte le circoscrizioni e da capolista in Italia Nord-Orientale.[7][8] La Valle raccoglie più di 11.000 preferenze in tutta Italia, ma la lista con il 2,2% non supera la soglia di sbarramento del 4%.[9]

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale

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