Parlano di “piazze degenerate”, ma la vera degenerazione sta nell’ideologia di chi serve ai signori della guerra. – di Claudileia Lemes Dias

Studenti in corteo

Oggi parlo da madre. Una madre di tre figli che hanno sempre studiato in scuole pubbliche romane e che ha visto edifici a pezzi, con dentro corpi docenti eccellenti e ragazzi motivati. La più grande si è laureata in Scienze Politiche, la 17enne fa il liceo musicale ed è entrata in Conservatorio e il più piccolo, di 09 anni, è un ometto in divenire che cercherò, assieme al papà, di educarlo secondo un principio elementare, dal quale derivano tutti gli altri: il rispetto degli altri e della vita stessa.

Come si dice a Napoli (che mi correggano le amiche e amici napoletani se sbaglio): “ogne scarrafone è bell’ ‘a mamma soja”.

Ma i nostri “scarrafoni” sono belli perché non sono stati allevati soltanto da noi genitori. Dipendono da scuole che li tengono per ore e ore seduti, senza il timore che crollino sulle loro teste. E dipendono da uno Stato che non pianifichi per loro un destino di morte e di guerra. Questo è il minimo sindacale perché continuino ad essere belli, bravi e VIVI.

Perciò non accetto la retorica della vetrina scheggiata, del cassonetto ribaltato, dei negozi sacheggiati o la provocazione di pochi infiltrati (che va per la maggiore a livello mondiale) per far scattare la solita macchina della propaganda.

Non è possibile accettare il tranello di una Premier che punta il dito, pretende dissociazioni istantanee dalla Sinistra e trasforma la rabbia dei nostri figli in una questione di ordine pubblico.​

Ma parliamoci chiaro: come si può definire “degenerata” una piazza di studenti quando al governo abbiamo un potere che si fa beffa ogni giorno della nostra Costituzione?

Mia figlia diciassettenne studia musica, ha la passione negli occhi e la fermezza di chi sa da che parte stare. Qualche giorno fa era davanti al Ministero della Pubblica Istruzione. Non c’era per spaccare nulla, ma per rivendicare il diritto elementare a studiare in un luogo sicuro. La sua scuola, sorretta solo dalla dedizione encomiabile di un corpo docente eccezionale, si allaga ogni volta che piove, ha finestre fuori norma e soffre l’assenza di investimenti da almeno trent’anni.

È di questo che stiamo parlando.​ I nostri ragazzi sono pochissimi, in un Paese stremato dal calo demografico. Eppure, anziché custodirli come la risorsa più preziosa che abbiamo, questo governo sembra avere per loro solo due prospettive: la precarietà perenne e la militarizzazione.

In palese contrasto con il principio costituzionale dell’Italia che “ripudia la guerra”, si continua a spingere su scenari bellici e corsa al riarmo, pronti a sacrificare le nuove generazioni.​

E mentre il mondo viaggia a velocità quadruplicata verso la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale, un cambiamento epocale che ridefinirà il lavoro, la società e le competenze, chi ci governa fa finta che l’AI semplicemente non esista.

Non c’è una visione, non c’è una riforma dell’istruzione che prepari questi giovani alle sfide tecnologiche di domani. Li si lascia soli di fronte a un futuro incerto e privo di garanzie.​

È troppo comodo spostare l’attenzione sulle vetrine rotte da chissà chi per coprire il vuoto cosmico delle proprie politiche.

La vera degenerazione non è la protesta degli studenti: è uno Stato che smantella la scuola pubblica, ignora le trasformazioni del futuro, calpesta i valori fondanti della Repubblica e condanna i suoi pochi giovani alla precarietà, chiedendo loro persino di essere pronti alla guerra.

Se andiamo a guardare l’etimologia del verbo “degenerare”, ci accorgiamo che affonda le sue radici nel latino degenerare, che indica l’atto di scostarsi dalle qualità o dai valori fondanti della propria stirpe, di smarrire la propria natura originale per cadere in uno stato di decadimento.​

Perciò, se proprio vogliamo parlare di degenerazione politica e morale, guardiamo alle figure a cui questa destra guarda con ammirazione: da Elon Musk con il suo delirio tecno-capitalista, passando per i sovranismi e gli ideologi della destra globale come Steve Bannon, fino a Donald Trump.

Sono proprio gli “amici” della Premier i più degenerati di tutti, pronti a sfasciare gli equilibri democratici, l’ambiente, la pace mondiale e i diritti sociali pur di inseguire potere e profitti personali.

Bisognerebbe dissociarci non dai ragazzi, che subiscono un copione collaudato, ma da una politica e una stampa che bolla come “degenerate” le piazze riempite dai nostri figli, perché compie una vera e propria mistificazione linguistica: accusa i giovani di aver smarrito la retta via solo per nascondere il fatto che è proprio il potere ad essersi allontanato dai principi, dalla natura e dallo spirito della nostra Carta Costituzionale.​

Prima di dare lezioni di decoro alle piazze, questo governo farebbe bene a guardarsi allo specchio e a chiedere scusa a una generazione a cui sta togliendo il presente e vendendo il futuro, unicamente ed esclusivamente per una ideologia, essa sì, anti pacifista.

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