Domenica 10 dicembre: Una nuova Marcia della pace e della fraternità contro il “grande infanticidio di Gaza”

Sterminio a Gaza

Trenta Nobel, il Papa e, non ultima, la Marcia della Pace di Assisi. L’urgenza che tacciano le armi torna a far rumore, come già per la guerra in Ucraina, anche per il conflitto israelo-palestinese. E a sigillare tutto, la lettera del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ieri – utilizzando lo strumento diplomatico più potente che ha a disposizione – in una lettera al Consiglio di Sicurezza ha invocato l’articolo 99 della Carta delle Nazioni Unite sollecitando l’organismo a “fare pressione per evitare una catastrofe umanitaria” e lancia un appello affinché “venga dichiarato un cessate il fuoco umanitario”.

E sull’umanità pone l’accento la “Dichiarazione sulla fraternità umana”, il testo consegnato ieri al Papa in Vaticano dal Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, insieme ai Nobel per la Pace, Maria Ressa (Filippine) e Tawakkul Karman (Yemen) anche a nome degli oltre 30 premi Nobel e organizzazioni internazionali che – con loro – hanno redatto e sottoscritto il documento a giugno scorso, durante il Meeting mondiale sulla Fraternità umana #notalone. “Negli ultimi 20 anni – ha detto Parisi intervenendo alla Tavola rotonda della Sapienza “Dai droni alle armi autonome. Lasciare l’apocalisse alle macchine?” – sempre più scarse sono state le azioni volte al perseguimento della pace. Ci eravamo forse illusi che la pace fosse qualcosa di acquisito, ma non è mai vero. Esistono problematiche per le quali bisogna studiare e prepararsi”. E il professore emerito, che del libro curato da Francesca Farruggia dell’Istituto Iriad di Archivio Disarmo ha scritto la prefazione, ha ribadito che “è compito della società controllare questo potere”. “All’odio rispondiamo con l’amore”, hanno scritto i Nobel nel testo, con l’impegno a “creare società di pace”, “unificare la terra macchiata dal sangue della violenza e dell’odio, dalle disuguaglianze sociali e dalla corruzione del cuore. Lo vogliamo gridare al mondo nel nome della fraternità: non più la guerra! È la pace, la giustizia, l’uguaglianza a guidare il destino di tutta l’umanità”. Lo stesso appello lanciato a Bologna la sera prima dal cardinale e presidente della Cei, Matteo Zuppi, nel corso della fiaccolata ‘Pace, Salam, Shalom’ partecipata da migliaia di persone, tra cui il sindaco Matteo Lepore, il presidente dell’Ucoii, Yassine Lafram, e il presidente della Comunità ebraica, Daniele De Paz. “La pace è sempre possibile, deve sempre esserlo”, ha ricordato il mediatore Zuppi scelto da papa Francesco come emissario di pace tra Ucraina e Russia. “Costa molto fermarsi, innanzitutto – ha aggiunto Zuppi – è una storia lunga e questo pesa ulteriormente. Sono accaduti fatti terribili, ma dobbiamo credere sempre nella forza della pace”.

L’appello delle Ong al governo: “Meloni chieda subito il cessate il fuoco a Gaza”

Egregia Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, egregio Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani

Condanniamo inequivocabilmente le atrocità commesse da parte di gruppi armati palestinesi e il rapimento di cittadini israeliani e di altri paesi, poi condotti come ostaggi nella Striscia di Gaza il 7 ottobre scorso.

Gli attacchi hanno scioccato il mondo e tutti gli ostaggi devono essere rilasciati immediatamente e senza condizioni.

Al tempo stesso, la risposta da parte del governo israeliano – l’assedio totale e il massiccio bombardamento militare – sta causando una catastrofe umanitaria.

Gaza ha un’estensione di 365 km quadrati, un quarto di quella del Comune di Roma, con circa 2,3 milioni di persone che ci vivono intrappolate e circa 1,9 milioni costrette a lasciare le proprie case. Nessun luogo è sicuro con gli attacchi aerei che piovono dal cielo, giorno e notte.

Dei circa 2,3 milioni di persone che abitualmente ci vivevano in condizioni simili a una prigionia, circa 1,9 milioni sono state costrette a lasciare le proprie case.

A due mesi dalla escalation di violenza, sono più di 15.500 i morti, di cui più di 6.300 bambini e 4.200 donne, il 70% delle vittime. Almeno 41.000 i feriti. Inoltre migliaia di persone, tra cui circa la metà bambini, risultano disperse e potrebbero essere intrappolate o morte sotto le macerie.

Cibo, acqua, carburante e assistenza medica entrano con il contagocce: i camion che hanno passato il valico di Rafah con l’Egitto dal 21 ottobre ammontano a circa un decimo della media giornaliera pre-crisi.

La pausa umanitaria temporanea, conclusasi il 1° dicembre, ha permesso ai nostri colleghi a Gaza di ampliare la risposta umanitaria, ma non è stata sufficiente per rispondere in modo adeguato agli enormi bisogni della popolazione civile. Con la ripresa dei combattimenti, gli operatori umanitari sul campo non possono più lavorare in sicurezza. Il perdurare dei bombardamenti rende impossibile ogni operazione di soccorso. I medici hanno operato al buio e senza anestesia, fino a quando gli ospedali hanno potuto funzionare. Le persone bevono acqua di mare. Le acque reflue scorrono nelle strade. Il rischio di epidemie a causa di malattie legate all’acqua non potabile è fortissimo e potrebbe rivelarsi devastante per la popolazione, già stremata da due mesi di guerra e da condizioni di severa deprivazione.

Anche le guerre hanno delle regole e vincolano tutte le parti. È illegale prendere di mira i civili. È illegale negare cibo e acqua ai civili. È illegale prendere di mira ospedali, scuole e strutture civili. Il governo italiano ha il dovere di promuovere e chiedere il rispetto del Diritto internazionale umanitario a tutte le parti coinvolte nel conflitto.

Insieme a oltre un milione di persone che, in Italia e nel mondo, hanno già firmato la nostra petizione, vi invitiamo a sostenere con determinazione un cessate il fuoco permanente, indispensabile per organizzare una risposta umanitaria coordinata ed adeguata ai bisogni della popolazione civile, la ripresa delle trattative per la liberazione di tutti gli ostaggi, il pieno accesso agli aiuti umanitari e alle cure mediche.

Presidente Meloni, ministro Tajani, in questo conflitto l’inazione e il silenzio costano moltissime vite, ogni ora segna un fallimento della comunità internazionale.

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