VOTO STORICO: NIENTE VETO USA AL CESSATE IL FUOCO!

Consiglio di Sicurezza dell'ONU
Consiglio di Sicurezza dell’ONU

“Questa risoluzione deve essere applicata. Un fallimento sarebbe imperdonabile”, ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

Lo scontro fin qui solo verbale tra Joe Biden e Benjamin Netanyahu si è trasformato in atto ostile concreto, il primo nella storia tra Stati Uniti e Israele: gli Usa hanno tolto lo scudo all’Onu, dando disco verde con l’astensione americana, senza porre il veto quindi, alla prima risoluzione del Consiglio di sicurezza per una tregua a Gaza.

A sette mesi dalle elezioni presidenziali, il commander in chief ha consumato lo strappo con il premier israeliano, una delle rotture più forti nella storia tra i due Paesi. Sullo sfondo il voto di protesta della cruciale comunità araba, che potrebbe fargli perdere la Casa Bianca in qualche swing state. Mentre il suo rivale Donald Trump cerca di far breccia sugli elettori ebrei, sostenendo in una intervista a Israel ha-Yom che “solo un pazzo o un idiota non avrebbe risposto come ha fatto Israele” all’attacco del 7 ottobre, e che Hamas ha colpito “perché non rispetta Biden”. Ma il cambio di rotta arriva anche sotto la crescente pressione dell’ala progressista del partito, di una fetta della sua amministrazione e della comunità internazionale, di fronte alla quale Washington rischiava di rimanere nuovamente isolata, dopo i tre precedenti veti al Palazzo di vetro. Lo strappo arriva comunque da lontano e si radica nei rapporti divergenti e spesso conflittuali con Netanyahu: dalla prosecuzione degli insediamenti dei coloni israeliani nei Territori occupati della Cisgiordania al rifiuto della soluzione dei due Stati.

L’attacco di Hamas del 7 ottobre a Israele aveva segnato un momento di riavvicinamento, con la storica visita di Biden e l’abbraccio tra i due dopo una strage paragonata agli orrori nazisti.

In breve tempo però la “sproporzionata” risposta israeliana, con il pesantissimo bilancio delle vittime civili palestinesi ormai oltre le 32 mila e il disastro umanitario, ha progressivamente allontanato la Casa Bianca da Netanyahu, facendo calare il gelo. Biden ha provato a usare (quasi) tutti i mezzi per indurre il premier israeliano a una offensiva che non colpisse i civili e a un piano per il dopo Hamas. Ma finora tutti i suoi appelli pubblici e i suoi moniti privati sono caduti nel vuoto. E i numerosi tour diplomatici in Medio Oriente del suo segretario di Stato Antony Blinken sono stati frustranti e umilianti viaggi a vuoto, mentre naufragavano anche i tentativi di mediazione con Qatar ed Egitto per un cessate il fuoco legato alla liberazione degli ostaggi e all’aumento degli aiuti umanitari.

Nel frattempo, Biden ha usato dopo tanti anni anche le prime sanzioni americane contro i coloni ebrei accusati di “violenza estremista”.

Il presidente Usa ha, però, escluso finora di condizionare la fornitura di armi all’alleato, come gli chiedono vari deputati e senatori dem denunciando la violazione del Foreign Assistance Act del 1961, secondo cui gli Stati Uniti non possono fornire armi a chi “proibisce o limita il trasporto o la consegna di aiuti umanitari statunitensi”.

È una leva che forse avrebbe potuto usare negli incontri con la delegazione israeliana con cui gli Usa dovevano discutere le “alternative” alla temuta offensiva su Rafah. Ma Netanyahu ha cancellato la visita dopo il mancato veto americano all’Onu. “La nostra linea non cambia”, hanno cercato di rassicurare gli Usa, che però avevano già lanciato un avvertimento presentando nei giorni scorsi una risoluzione per una tregua a Gaza, poi bocciata da Russia e Cina.

L’astensione di oggi era l’ultima possibilità di fermare un assalto a Rafah che Israele è deciso a lanciare. Con o senza gli Usa.

Resta che il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato, per la prima volta dallo scorso 7 ottobre, una risoluzione che chiede un cessate il fuoco a Gaza durante il mese sacro musulmano del Ramadan.

Il testo chiede anche il rilascio di tutti gli ostaggi fatti prigionieri durante l’attacco di Hamas, ma la risoluzione non collega tale richiesta al cessate il fuoco.

“Questa risoluzione deve essere applicata. Un fallimento sarebbe imperdonabile”, ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it

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