LA GUERRA CHE CI FANNO

Raul Capote CIA

«Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre». A dirlo, nel lontano 1858, fu il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln. E da allora l’apparato politico-militare del suo Paese deve averlo preso molto sul serio, garantendo la difesa degli interessi di un pugno di industriali, possidenti e speculatori grazie a un esercito dotato di una forza d’urto senza precedenti nella storia dell’umanità. Ma se non esiste luogo del mondo che non sia costretto a fare amaramente i conti con i colonizzatori del pianeta, Raúl Capote spiega come la forza delle armi sia in realtà subordinata all’uso di una forza ancora più grande: la forza espressa grazie alla cultura, alla musica, ai mezzi d’informazione e alla propaganda, vale a dire la vera arma segreta – spesso invisibile – di cui di servono gli Stati Uniti. Passando in rassegna quella che è la lunga storia di colonizzazione culturale a stelle e a strisce e forte della sua personale esperienza di ex agente segreto infiltrato nella CIA, Capote dà voce alla stori della dominazione statunitense sul resto del mondo e, in modo particolare, su Cuba e l’America Latina. La storia di una guerra sporca, capace di strumentalizzare, corrompere e piegare ai propri fini interi movimenti giovanili e prestigiose istituzioni culturali. Ma, allo stesso tempo, anche il punto debole dell’ideologia consumistica che pervade e corrompe l’imperialismo degli Usa, contro cui questo libro è stato scritto e pubblicato.

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