A proposito dei 52.000 morti…

La Mole Torino

26 novembre 2020

Oggi abbiamo superato i 52.000 morti. Un’ecatombe umana che ogni giorno dovrebbe servire a farci riflettere sulla profonda inadeguatezza del nostro sistema sanitario e soprattutto ad individuare il modo di cambiare in meglio, a vantaggio di tutta la comunità. Invece, proprio in questi giorni, a ridosso delle fatidiche feste natalizie e di fine anno, alcuni TG già minimizzano il numero dei morti con la frase “…beh, al di là delle morti” (TG7 ore 20:00 con Mentana il 25 novembre) o del TG3 Piemonte delle 14:00 dove il COVID-19 passa in seconda notizia, perché prima ci sono i “terroristi anarchici”.

Quando passerà la pandemia avremo dimenticato tutto e tutto rimarrà come prima? Speriamo di no, ma i presupposti di oggi non sono confortanti.

Così diventa importante tenere alta l’attenzione sul sistema sanitario, la sua qualità e le scelte che devono guidare la tutela della salute, di tutti!

Per fare ciò, non possiamo farci espropriare del diritto alla vita dai pressanti interessi economici in campo, che hanno impoverito il sistema di tutela e di cura nel nostro Paese.

Dobbiamo abbandonare subito l’idea che il nostro sistema sanitario sia organizzato sulla cura esclusivamente in ospedale, ovvero dobbiamo pensare e agire affinché il sevizio sanitario (pubblico e gratuito) si prenda cura della salute di tutti i cittadini prima che questi si ammalino. Si può fare!

Come Cuba insegna, è possibile attraverso una forte presenza dei medici di famiglia e del personale sanitario nel territorio.

Ma ancora oggi, con migliaia di morti sulle spalle, la medicina territoriale resta un tema in ombra e le scelte sembrano non solo insufficienti e di tipo riparativo, a danno avvenuto, ma soprattutto non coerenti con quello che dovrebbe essere un necessario cambio di passo.

Il Servizio Sanitario Nazionale nasce con la Legge di Riforma n.833/1978.

La Riforma era invidiata da tutto il mondo e in modo particolare per i suoi caratteri di universalità e gratuità.

Una riforma fortemente voluta dalla sinistra!

Poco alla volta il settore privato, che già allora vedeva la Riforma come il diavolo, ha lavorato per minare alla base (riuscendoci) il servizio sanitario nazionale, utilizzando la solita destra liberista e affarista, ma anche e purtroppo con il favore del centro-sinistra.

Una battaglia vinta dagli interessi dei privati a danno del servizio sanitario pubblico!

“Meno Stato, più mercato”, “aziendalizzazione e orientamento al mercato” sono stati i criteri che hanno guidato e dominano tutt’ora le scelte, con la conseguente riduzione del numero di ospedali, dei posti letto, dei medici e dei corsi di specializzazione; l’allungamento dei tempi d’attesa per le visite specialistiche e guarda caso, l’istituzione delle visite mediche in intramoenia a pagamento; l’istituzione del numero chiuso a medicina, dei ticket sanitari e del super-ticket che, nonostante il Ministro Speranza, resta per coloro che non sono esonerati in base al reddito.

I numeri sono impietosi: dal 2010 al 2019 la spesa sanitaria ha registrato un taglio superiore ai 35 miliardi di euro e al contempo è aumentato quasi del 15% il costo della cura per le famiglie.

La medicina territoriale, quasi scomparsa (mancano 53.000 medici) ha favorito un sistema sanitario sempre più lontano e costoso per i cittadini, arrivato al collasso in tempo di pandemia!

In sostanza la legge 833/78, che il mondo ci invidiava, è stata svuotata del suo spirito capillare, universalistico e gratuito originario.

Un esempio su tutti e su quanto è avvenuto in questi lunghi anni, lo possiamo vedere in Lombardia dove per un totale di 1.048 strutture sanitarie, 259 sono pubbliche e 789 private!

Scelte che oggi paghiamo a caro prezzo e a cui, una volta superata l’emergenza, dovremmo porre rimedio in fretta.

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