Il vero aiuto per il Venezuela sarebbe la revoca del blocco.

Terremoto i Venezuela

Oggi, mentre i venezuelani cercano di ricostruire le proprie vite, il prezzo da pagare è altissimo. Acquistare una tenda, medicine o una pala per rimuovere le macerie è diventato quasi impossibile perché le sanzioni bloccano l’accesso ai mercati internazionali. Non revocare queste misure nel bel mezzo di una tragedia non è una svista: è un atto di guerra. Significa condannare i feriti a morire senza rifornimenti e i sopravvissuti a ricostruire con le mani legate.

Quando la terra trema in Venezuela, non crollano solo gli edifici; crolla anche la farsa di coloro che affermano di avere a cuore il popolo mentre lo soffocano. Il doppio terremoto del 24 giugno ha causato migliaia di morti e intrappolato decine di migliaia di famiglie sotto le macerie, ma ha anche smascherato la strategia più cinica dell’imperialismo: strangolare un paese per anni e poi offrire “aiuti militari” per saccheggiarlo.

A gennaio 2026, il Venezuela aveva accumulato 1.081 misure coercitive unilaterali, con 107 nuove sanzioni imposte solo nel 2025. Questa guerra economica non è un fattore secondario in una catastrofe naturale: ne è il principale fattore aggravante. Tra il 2017 e il 2024, il blocco è costato al Paese 226 miliardi di dollari, il 213% del suo PIL, ovvero 77 milioni di dollari persi ogni giorno. Quel denaro, che avrebbe dovuto essere utilizzato per ospedali, attrezzature di soccorso e riserve di emergenza, è stato sequestrato dalle azioni arbitrarie di Washington.

Oggi, mentre i venezuelani cercano di ricostruire le proprie vite, il prezzo da pagare è altissimo. Acquistare una tenda, medicine o una pala per rimuovere le macerie è diventato quasi impossibile perché le sanzioni bloccano l’accesso ai mercati internazionali. Non revocare queste misure nel bel mezzo di una tragedia non è una svista: è un atto di guerra. Significa condannare i feriti a morire senza rifornimenti e i sopravvissuti a ricostruire con le mani legate.

E poi, in questa scena di sofferenza, emerge il volto più cinico dell’amministrazione Trump. Mentre si rifiutano di muovere un dito per allentare il blocco, il Segretario Hegseth e il Comando Meridionale annunciano un “intervento umanitario militarizzato”. Affermano di essere lì per rimuovere le macerie, recuperare i corpi e fornire supporto logistico. Ma chi pensano di ingannare? Questo è l’esempio da manuale della dottrina dello shock: sfruttare il caos per schierare truppe, impadronirsi della sovranità, rubare il petrolio che non sono riusciti ad acquistare e controllare il paese con la forza delle armi.

A peggiorare ulteriormente la situazione, i media mainstream sono complici di questa farsa. Invece di denunciare il blocco, ripetono che il crollo degli edifici e dei servizi è un “fallimento del chavismo”. Ci vuole un cinismo profondo per, pur assistendo alle rovine, chiudere un occhio sulla sofferenza della popolazione e insabbiare l’imperialismo. Il declino materiale del Venezuela non è il prodotto di un’ideologia, ma di un assedio economico che dura da oltre un decennio.

Per le potenze egemoniche, la vita delle persone non ha valore. La crisi è semplicemente terreno fertile per le loro interferenze, e la sofferenza il perfetto pretesto per il loro ultimo atto di dominio.

Oggi, parte dell’aiuto consiste anche nel continuare a denunciare la necessità di porre fine alle misure coercitive unilaterali e nel rivendicare il diritto del Venezuela a riconquistare la sua piena libertà.

Fonte: https://www.cubainformacion.tv/portada

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