
A un anno dalla morte desidero ricordare Goffredo Fofi, il grande disobbediente, consigliando la lettura di uno dei suoi libri che amo di più: Le nozze coi fichi secchi, l’ancora del mediterraneo, Napoli 1999. Forse non è stata ancora richiamata la dovuta attenzione sul sottotitolo del libro: “storie di un’altra Italia”. Al riguardo occorre osservare che Fofi fa propria l’idea gobettiana di “un’altra Italia”, di cui però non ne racconta la storia, tanto meno la Storia, ma le storie.
L’“altra Italia” che ci propone Fofi non è quella delle figure illustri e nemmeno quella degli e delle intellettuali ma coincide con l’Italia delle minoranze libertarie, è l’Italia del dissenso e dell’eresia, della protesta e della disobbedienza civile contro l’Italia dell’accettazione e della rinuncia. La sua è un’Italia popolata di persone comuni, intessuta di storie individuali e collettive, alcune delle quali raccolte viaggiando in treno, un’Italia eretica che si richiama a guide eccentriche: da Gandhi a Capitini, da Victor Serge ad Albert Camus.
Un’Italia costituita di incontri mancati, di incontri sciupati, di incontri reali con (quelle che seguono sono mie classificazioni): compagni e maestri: Danilo Dolci, Manlio Rossi Doria, Raniero Panzieri, Danilo Montaldi, Elvio Fachinelli, Marco Lombardo Radice, Alex Langer, Giovanni Pirelli, partigiani: Ferruccio Parri e Giorgio Agosti; poeti: Pier Paolo Pasolini; religiosi: Tullio Vinay, scrittori: Carlo Levi, Ignazio Silone, Nicola Chiaromonte, Franco Fortini, Paolo Volponi; scrittrici: Elsa Morante, Grazia Cherchi, Camilla Cederna, Anna Maria Ortese.
Fofi richiama l’attenzione su “qualche prete” (che cito nell’ordine da lui prescelto): don Peppino Diana, monsignor Raffaele Nogaro, don Tonino Bello, don Pino Puglisi, padre Alex Zanotelli, “due grandi «strani» preti come don Helder Camara e Ivan Illich”, don Lorenzo Milani, don Primo Mazzolari, don Zeno Saltini, padre Giovanni Vannucci, padre Camillo De Piaz, il teologo Mario Cuminetti, padre David Maria Turoldo.
A partire da Ada Gobetti, ricorda le “donne di ieri”: Margherita Zoebeli, Maria Calogero, Anna Lorenzetto, Dina Bertoni Jovine, Ida Pescioli, Ida Sacchetti, Sara Melauri, Ebe Flamini, Margherita Caetani, Angela Zucconi, Anna Maria Levi, Teresa Ciolfi, Gigliola Venturi, Bianca Guidetti Serra.
Da Ada a Bianca, due partigiane-maestre che Fofi incontra a casa Gobetti, in via Fabro 6, la casa di Piero Gobetti e di Ada Prospero, dove il 16 febbraio 1961 era stato fondato il Centro Gobetti.
Nelle pagine dedicate ad Ada troviamo illustrato il tratto caratteristico che accomuna le cittadine e i cittadini dell’Italia di Fofi: “Sembrava che Ada non sciupasse nessun momento della sua giornata e che considerasse fondamentale il dialogo con tutti coloro dai quali si poteva avere qualcosa da apprendere, senza far pesare quanto si aveva da insegnare loro”.
Mi sento fortunato per il fatto di averlo incontrato e di aver lavorato con lui. Grazie Goffredo per averci insegnato con il tuo impegno che “nonostante tutto, nonostante il conformismo e l’omologazione, l’arroganza degli arricchiti e la vacuità dei leader, esiste una varietà di situazioni possibili nelle quali si reagisce e si inventa e si costruisce”.
Fonte: https://www.pressenza.com/it/

Descrizione
«Il costo è stato alto, per le nostre idee e per le nostre battaglie. Ma il segreto di una sopravvivenza attiva è stato forse quello di una curiosità che non si è mai spenta.»
«Il titolo di questo memoir apparso per la prima volta nel 1999 riassume la filosofia di Fofi: “fare, al posto di non fare”, anche con poche risorse.» – Il Venerdì
Raccontare la propria vita non è mai una faccenda semplice. Come farlo? In quale modo riunire i ricordi, i fatti e i sentimenti di un’esistenza? Oltre venticinque anni fa Goffredo Fofi pubblicava questa autobiografia, che oggi vale la pena rileggere per celebrare un intellettuale tra i più indipendenti e ruvidamente onesti che l’Italia abbia conosciuto. Il suo è il racconto di un percorso scandito dagli incontri decisivi, dalle riviste fondate e alimentate con la propria scrittura; e il ritmo è quello di un treno che percorre senza fretta interminabili binari, lo stesso treno con cui Fofi ha compiuto infiniti viaggi, animato dal desiderio di conoscere l’Italia fin nella più lontana periferia. È così che questo libro apre squarci su un’altra storia, diversa da quella “ufficiale”, e racconta di prima mano l’Umbria e la fine del mondo contadino, la Sicilia dei banditi e del sottoproletariato, gli esiti della Resistenza, i viaggi a Parigi e la Nouvelle Vague, l’esplosione del Sessantotto e le sue derive politiche, allargandosi poi a riflessioni sul cinema e sulla letteratura. Quella che ne viene fuori è una vita vissuta sotto l’egida di un pensiero fisso: “Fare, in luogo di non fare”, con ogni mezzo, anche quando le risorse sono poche. Ed è proprio questa filosofia – la filosofia di chi cerca sempre di apparecchiare le nozze anche se ha a disposizione solo i proverbiali fichi secchi – a distinguere Fofi da tutti gli altri intellettuali italiani. Perché portare avanti le nostre idee e farle diventare corpo, azione, progetto è l’unico modo che abbiamo per alzare una voce in questo mondo così muto.
Dettagli
- Autore: Goffredo Fofi
- Editore: Feltrinelli
In commercio dal: 28 ottobre 2025
Pagine: 336 p., Brossura
Prezzo: 19,00 €

Goffredo Fofi è stato un giornalista, saggista e critico cinematografico, letterario e teatrale italiano.
«L’unica cosa che ho imparato io da quado ero bambino l’ho imparata dalla guerra, che ho visto e sofferto, è che bisogna lavorare in gruppo, che l’io è un impiccio, non un aiuto. La centralità dell’io è una truffa.»
Neodiplomato alle Magistrali, nel 1955 sceglie di andare a lavorare in Sicilia con Danilo Dolci. Ha vissuto a Palermo, Torino, Parigi, Napoli e Milano. Ha diretto diverse riviste da “Quaderni Piacentini” a “Linea d’ombra” e “Lo straniero”.
Ha pubblicato numerosi saggi da “L’immigrazione meridionale a Torino” (1964) a “Capire il cinema” (1977), da “Dieci anni difficili” (1985) a “Pasqua di maggio” (1988), da “Come in uno specchio” (1997) a “Sotto l’ulivo. Politica e cultura negli anni ’90” (1998).
Ha dedicato anche due ritratti critici a due “miti” della cultura popolare italiana: “Totò. Storia di un buffone serissimo” e “Alberto Sordi. L’Italia in bianco e nero”, entrambi pubblicati da Mondadori nel 2004. Del 2008 è “I grandi registi della storia del cinema” (Donzelli).
Goffredo Fofi si è spento l’11 luglio 2025 a Roma. Indipendente da partiti e gruppi ideologici, ha voluto fare dell’arte e della letteratura, che ha sempre amato profondamente, strumenti di emancipazione per gli ultimi, costruendo alleanze reali con chiunque condividesse questo ideale, in un cammino costellato di incontri e collaborazioni sincere.
«Sempre fuori dal coro, dall’ufficialità, dall’accademia, dalle strutture organizzate. E non certo per il gusto di essere un cane sciolto. Era anzi ostile all’individualismo, prediligeva il lavoro di gruppo e l’intervento concreto nella società, tra la gente.» – Corriere della Sera