Cuba: Il peso convertibile va in pensione e gli stipendi salgono

Piazza della Rivoluzione

di Andrea Puccio

Il 1° gennaio per Cuba è un giorno molto importante, infatti in quel giorno di 62 anni fa il dittatore Fulgencio Battista fuggiva in aero dall’isola e la rivoluzione, iniziata sei anni prima da Fidel Castro, era vinta!

Quest’anno il 1° gennaio ha coinciso non solo con le celebrazioni dell’anniversario del trionfo della rivoluzione, ma anche con l’avvio della riforma monetaria.

Sull’isola dalla metà degli anni ’90 esisteva il dualismo monetario, cioè erano presenti due monete, il Peso Cubano (o CUP) ed il Peso Convertibile (o CUC); quest’ultimo aveva lo stesso valore del dollaro statunitense.

Il Peso Cubano valeva un ventiquattresimo di un CUC. Spesso il Peso Convertibile era definito la moneta dei turisti: cosa non del tutto vera, dato che molti lavoratori statali negli anni avevano iniziato a ricevere parte del loro stipendio proprio in CUC.

Dal 1’ gennaio la riforma monetaria ha tra l’altro abolito il CUC, lasciando quale moneta circolante solo il Peso Cubano. Con la riforma monetaria sono state introdotte altre importanti misure economiche: la più importante è senza dubbio quella che aumenta notevolmente i bassi salari dei lavoratori del settore statale.

Queste riforme hanno generato, come era prevedibile, polemiche e inquietudini tra la popolazione più o meno reali.

Tra le varie misure che lo stato cubano ha introdotto nel campo economico, prima di questa importante riforma, senza dubbio la più nota è quella che ha introdotto il lavoro per conto proprio nel 2013, creando una nuova figura di lavoratori, che a Cuba è stata denominata cuentapropista.

La riforma, ha permesso a chi voleva intraprendere una attività per conto proprio di poterlo fare in piena legalità. Infatti sono state riconosciute oltre un centinaio di professioni, che possono essere svolte in forma privata.

Sono nate piccole rivendite di generi alimentari, ristoranti, bar, parrucchieri, taxisti, panetterie, pasticcerie, attività di costruzione edile, elettricisti, idraulici, sevizi vari per il turismo, affittacamere e molto altro ancora.

Comprendere come questa misura ha impattato sulla società cubana, servirà poi per capire alcuni aspetti legati alla recente riforma monetaria e salariale.

La ragione principale che ha portato il governo cubano a creare questa nuova figura professionale, era quella di ridurre il gran numero di persone che lavoravano alle dipendenze dello Stato. La creazione dei cuentopropistas ha creato una frattura nella struttura sociale dell’isola: infatti i salari dei lavoratori per conto proprio erano notevolmente superiori a quelli pagati dallo Stato ai sui dipendenti.

Con il passare degli anni però, si è avuta una vera e propria emorragia di personale professionale che ha abbandonato gli impieghi pubblici per passare alla libera professione. Infatti, molti medici, maestri, professori, economisti, figure professionali allettati dai facili guadagni, che il lavoro per conto proprio offriva soprattutto nel settore turistico e nella vendita di generi alimentari, hanno lasciato l’impiego statale per dedicarsi alle attività private.

Nel contempo chi restava nel settore statale, le cui retribuzioni erano oggettivamente basse, si sentiva umiliato per il lavoro svolto e poco retribuito, perdendo di conseguenza il desiderio di lavorare. Infatti, molto spesso persone ben formate che occupano posti di rilievo, come dirigenti di aziende, funzionari statali, medici o ingegneri guadagnano molto meno di un taxista o un cameriere di un ristorante privato, che può aver anche studiato poco. In poche parole la piramide salariale a Cuba è capovolta. Ovvero chi ha studiato ed occupa un incarico statale, guadagna molto meno di una persona poco formata, ma che ha deciso di lavorare per conto proprio. 

Era ovvio, come ho più volte rimarcato e per questo sono stato ampiamente criticato, che questa disparità salariale non poteva durare all’infinito. Oltre a far fuggire tutte le migliori figure professionali dagli impieghi statali, alimenta una frattura sociale tra classi lavoratrici, che mette in serio pericolo la rivoluzione stessa e tutte le conquiste che negli anni ha ottenuto.

Una parte consistente dei cuentapropistas, vede nello Stato una macchina burocratica che spesso non riesce a risolvere i loro problemi, alimentando così la convinzione che bisogna cambiare la forma dello Stato. Non a caso, molti di loro sognano un cambio in senso capitalista dello Stato, senza sapere in realtà a cosa andrebbero incontro se questo avvenisse.

La nuova riforma monetaria e salariale cerca di colmare questo divario che è, come ho spesso sostenuto,  il più grande problema che oggi Cuba si trova ad affrontare.

Ma come accade sovente, i cambiamenti creano paure ed inquietudini nella popolazione mal informata e manipolata da una miriade di siti e blog, gestiti da organizzazioni controrivoluzionarie, che usano qualunque occasione per attaccare il governo.

Da un lato ci sono questi mezzi di disinformazione che alimentano con notizie, il più delle volte false, le paure di una popolazione che soffre giornalmente per il blocco economico, finanziario e commerciale, imposto proprio da coloro che finanziano questi pseudo giornalisti.

Dall’altra parte invece, troviamo coloro che sostengono Cuba, più perché vedono nell’isola il paese che vorrebbero, che sognano, ed accusano il governo, senza conoscere la complessità dell’isola, di tradire gli ideali rivoluzionari e socialisti, ogni volta che lo stato attua una nuova riforma.

Insomma, gli attacchi all’operato del governo arrivano sia da coloro che da Miami sperano in una sollevazione popolare, per i problemi che causerebbe alla popolazione la nuova riforma; sia da chi, in buona fede o perché animati dallo stesso scopo, ma mascherati da rivoluzionari puri, vedono nella riforma la fine del sogno rivoluzionario cubano.

Con la nuova riforma si sta cercando quindi di ribaltare la piramide salariale, ridando al lavoratore ed alla sua professionalità il merito che negli anni, a causa dei bassi salari statali, aveva perso.

L’intento primario della riforma è quello di stimolare i lavoratori con stipendi più alti e di conseguenza, si spera, che questo faccia aumentare la produttività e riduca la forbice salariale tra lavoratori statali e privati. Una timida riforma salariale era già stata fatta nel giugno 2019, ma questa è molto più radicale.

I salari saranno elevati 4,5 volte.

Il salario minimo sarà di 2100 Pesos ed il più alto arriverà alla somma di 9510 Pesos.

Saranno create 32 categorie salariali in base all’impiego, cui corrisponderà un diverso salario. 

Gli annunciati aumenti salariali hanno portato molte persone, soprattutto giovani, che si dedicavano a lavori informali o che non lavoravano affatto, a cercare lavoro nelle aziende statali.

Aziende che fino ad ora erano criticate per la loro inefficienza e per i bassi salari, sono diventate oggi un importante mezzo per ottenere un lavoro sicuro. Molti lavoratori che erano occupati nelle numerose attività turistiche private, dopo aver perso il loro impiego a causa della pandemia da coronavirus, rimanendo senza stipendio, a differenza dei lavoratori statali che stanno invece ricevendo una parte del salario, anche se non stanno lavorando, hanno deciso di ritornare nel settore statale.  

In solo venti giorni a Guantanamo, si sono presentate presso l’ufficio della direzione municipale del lavoro, 1349 persone interessate a lavorare nel settore statale.

Oscar Mendoza Perez, Vice direttore della direzione provinciale del lavoro, ha dichiarato che negli ultimi 20 anni non aveva mai visto tante persone presentarsi nel suo ufficio per cercare lavoro: “Il 60 per cento sono giovani che non avevano un precedente contratto di lavoro”.

A Pinar del Rio, Alina Hernandez Martin, vice direttrice della direzione provinciale del lavoro, conferma che sono molti i cubani che si rivolgono al suo ufficio per cercare un impiego: “In solo tre settimane si sono presentate 944 persone presso il nostro ufficio e di questi, 496 erano giovani dei quali 399 hanno ottenuto un lavoro”.

Nel centro dell’isola, a Sancti Spiritus sono 1339 le persone che si sono presentate presso l’ufficio del lavoro per ottenere un impiego e 397 lo hanno ottenuto.  

Come scritto all’inizio dell’articolo la riforma ha eliminato dalla circolazione il Peso Convertibile, CuC, lasciando solo il Peso Cubano, CUP, quale unica moneta circolante. Per i sei mesi successivi sarà possibile pagare ancora con il CUC ma verrà restituito come resto il CUP o occorrerà cambiare i CUC presso gli sportelli bancari.

I depositi in CUC presso le banche saranno convertiti in CUP e la parità di cambio è fissata in 24 CUP per CUC. 

Purtroppo questa riforma monetaria, che ha lasciato una sola moneta, potrebbe essere definita una riforma a metà, perché nel paese continuano ad esistere negozi in cui occorre pagare in moneta liberamente convertibile. In questi negozi, nati agli inizi dello scorso anno, per acquistare occorre pagare con una carta di credito o con una carta di debito, preventivamente ricaricata con dollari statunitensi o altra moneta convertibile, come l’Euro. Con l’aumento delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, il blocco economico negli anni si è reso sempre più duro, quindi lo Stato per far fronte alle necessità, di disporre di merci prodotte all’estero, ha creato questa strana tipologia di negozi. In pratica in questi negozi, gestiti da catene internazionali, vengono venduti prodotti esteri direttamente dalle catene stesse. Lo Stato mette a disposizione le strutture di vendita e riceve una percentuale sulle vendite, che essendo pagate in moneta pregiata, ottiene un ingresso in valuta. Inizialmente si trovavano solo elettrodomestici, ma con il passare del tempo l’offerta è stata ampliata.

I cubani devono quindi procurarsi dollari o altre monete pregiate per caricare le carte emesse dalle banche cubane. Dalla nascita di questi negozi si è alimentato il mercato nero di valuta estera, dato che nelle banche non sono quasi mai disponibili tali valute per essere acquistate. Inoltre alcuni furbetti usano le proprie carte ricaricate da familiari che vivono all’estero o grazie al mercato nero di valuta, per acquistare i prodotti nei negozi e rivenderli con enormi sovrapprezzi, creando un nuovo tipo di mercato nero.

Alla nuova riforma viene data la colpa dell’espansione del mercato nero di valuta, ma le nuove misure non hanno nulla a che vedere con quanto sta accadendo. Nei mesi estivi, quando ancora nessuno parlava di riforma monetaria, per acquistare un dollaro statunitense occorrevano fino ad 1,60 CUC. 

Parallelamente ai cambiamenti salariali e monetari, la nuova riforma intende mettere anche un po’ di ordine nei prezzi dei beni e dei servizi sussidiati dallo Stato. In particolare vengono attualizzate le tariffe per i prodotti acquistati con la libreta, i trasporti, le tariffe per l’energia elettrica e l’acqua.

La libreta permette a tutti i cittadini cubani di acquistare una serie di prodotti come il riso, il caffè, l’olio, i fagioli, lo zucchero, il sale, le uova, la carne a prezzi sussidiati dallo Stato. Fino ad ora il principio che regolava il prezzo era quello di sussidiare il prodotto. Con la nuova riforma lo Stato intende sussidiare la persona e non più il prodotto.

Non mi stupirei se in futuro alcune categorie di persone che hanno un reddito alto, potessero perdere la possibilità di acquistare prodotti con la libreta. Inoltre vengono tolte tutte le indebite agevolazioni, che negli anni hanno portato ad esempio ad usufruire dei sussidi anche i cittadini temporaneamente o permanentemente residenti all’estero.

I prezzi dei prodotti acquistati vengono aumentati per far fronte ai nuovi costi di produzione.

I prezzi dei trasporti, per garantire la possibilità a tutti i cittadini di muoversi liberamente, sono da sempre sussidiati dallo Stato, ovvero solo una piccola parte del costo viene coperto dal prezzo del biglietto. Le tariffe applicate alle varie tratte, sia urbane che extraurbane, sono state modificate in quanto risalenti oramai a molti anni fa, quando i costi di gestione del servizio erano molto più bassi. Le tratte urbane aumenteranno da un minimo di 2 volte ad un massimo di 5 volte, mentre quelle extraurbane aumenteranno di 1,5 volte. Il trasporto urbano, quindi passerà da 0,40 CUP, circa un centesimo di Euro, a 1 CUP, 3,5 centesimi di Euro, in tutte le città ad esclusione della capitale L’Avana, dove costerà invece 2 CUP.  

Per quanto riguarda le tratte di lunga percorrenza, ad esempio la tratta in autobus L’Avana-Santiago, di oltre 800 chilometri, la tariffa passerà dai precedenti 169 CUP agli attuali 255 CUP; mentre in treno passa dai precedenti 95 CUP agli attuali 132 CUP. È stato fissato un prezzo a chilometro per passeggero, al fine di impedire che le imprese locali dei trasporti, applichino tariffe diverse a parità di chilometri percorsi.

La revisione dei prezzi dei servizi statali ha creato molte preoccupazioni nella popolazione. Le maggiori inquietudini nei cittadini riguardano gli aumenti delle tariffe dell’acqua e dell’energia elettrica, che da inizio anno entreranno in vigore. Prima della riforma i cubani soggetti al pagamento in maniera forfettaria della fornitura idrica, pagavano un CUP a persona al mese. Dal 1’ gennaio, la tariffa è passata a 7 CUP a persona al mese. Tariffe tutto sommato ancora lontanissime da quelle applicate dai nostri gestori. Viene inoltre ampliata la platea degli utenti che pagheranno a consumo, invece che a forfait. Per le tariffe a consumo il costo è fissato per i primi tre metri cubi a 1,75 CUP a persona al mese. La scala dei costi aumenta progressivamente al consumo, per incentivare il risparmio di questa importante risorsa. Diversamente, coloro che hanno un’attività nella propria abitazione, come ad esempio gli affitta camere o i ristoranti, pagheranno una tariffa più alta non residenziale.

A Cuba il 95 per cento dell’energia elettrica è prodotta dalla combustione di combustibili fossili ed il 48 per cento è importato. Secondo i dati dell’impresa elettrica cubana il 91 per cento degli utenti consuma meno di 350 KW al mese, il 6,5 per cento degli utenti consuma tra 350 KW e 500 KW, che sommati rappresentano il 97 per cento degli utenti.

Solo il 2 per cento degli utenti ha un consumo compreso tra 500 e 1000 KW al mese e solo l’1 per cento restante consuma più di 1000 KW.

Le fasce di consumo fino a 350 KW ricevono un sussidio da parte dello Stato, che riduce notevolmente il costo della bolletta. Come nel caso dell’acqua anche per l’erogazione dell’energia elettrica la tabella dei consumi è progressiva: più i consumi sono alti maggiore è il costo al KW.

Le inquietudini maggiori vengono chiaramente da color che hanno alti consumi (al massimo il 3% della popolazione) e che fino ad oggi pagavano bollette irrisorie.

Come si vede la riforma, che è entrata in vigore il 1° gennaio non si limita solo al cambio monetario, ma tocca molti degli aspetti della vita quotidiana dei cubani. Tra le conseguenze che molti hanno messo in evidenza e che questa riforma si porta dietro, vi è quello dell’aumento dei prezzi relativi a molti generi alimentari. Infatti nelle ultime settimane, i generi alimentari di produzione locale come riso, verdura, frutta e carne son aumentati.

Gli aumenti però non possono essere imputati solo alla nuova riforma dato che dall’arrivo del coronavirus sulla scena mondiale, che ha coinciso con il crollo del turismo sull’isola, si è registrato un aumento generalizzato di tutti i generi alimentari di produzione locale.

Molti produttori locali hanno aumentato i loro prezzi, data l’alta domanda e la poca offerta, poi i vari rivenditori per conto proprio, che fungono da intermediari, hanno contribuito all’aumento del prezzo finale. I contadini preferiscono vendere la maggior parte dei loro raccolti ai rivenditori privati e non allo Stato, aggirando le quote riservate alla libera vendita grazie alla compiacenza degli ispettori, che dovrebbero vigilare sulle produzioni. Infatti secondo la legge un contadino o un allevatore deve vendere obbligatoriamente l’80 per cento della sua produzione allo Stato e solo il restante 20 per cento privatamente. Succede quindi che lo Stato non disponga dei prodotti necessari al soddisfacimento delle esigenze della popolazione, ed è quindi costretto ad importarli a costi maggiori.

Lo Stato ha fissato dei prezzi massimi per la vendita privata, ma il sistema di controllo non riesce a interrompere questa spirale di rincari che, come detto, non hanno nulla a che fare con la riforma, ma con la speculazione, 

Non bisogna mai dimenticare che l’isola caraibica è sottoposta dagli Stati Uniti ad un blocco economico, commerciale e finanziario dal 1962: questo non è un alibi ma una cruda realtà!

Il blocco impedisce a Cuba di poter intrattenere normali relazioni economiche con le altre nazioni del mondo e soprattutto con gli Stati Uniti. Proprio così!

Cuba sarebbe ben lieta di commerciare con il vicino a stelle e strisce, non solo per vendere sul territorio statunitense i propri prodotti, ma anche per acquistare quanto necessario.

Non è la stessa cosa comprare un container di pollo in Cina o in Spagna o a Miami!

In conclusione, credo che questa riforma vada nella direzione giusta per vari motivi.

Primo tra tutti, quello di avere una solo moneta in circolazione, che semplifica notevolmente la gestione delle imprese, dato che, da ora in poi, non dovranno tenere più una doppia contabilità: una in Peso Convertibile ed una in Peso Cubani.

Infine così facendo si rimette la piramide salariale nel giusto verso, ridando al lavoro statale ed alle professionalità dei lavoratori la dignità perduta.

La riforma salariale porterà al ritorno di molte figure professionali a lavorare nel settore statale, con indubbi vantaggi per i cittadini.

Ho spesso scritto che a Cuba, uno dei problemi maggiori che negli anni si era verificato era quello della fuga dei cervelli. Molti lavoratori che erano impiegati nel settore statale, hanno lasciato il loro impiego, dirigendosi verso le attività private e questo ha reso necessario una riforma salariale, che alzasse gli stipendi ai lavoratori ridando al lavoro il suo giusto valore. 

La riforma salariale ha inoltre avvicinato al lavoro una notevole quantità di persone che prima si dedicavano a lavori informali o non lavoravano affatto , ma usufruivano di tutte i servizi gratuiti che lo Stato riserva ai suoi cittadini come sanità ed educazione.

Inoltre speriamo che tutti quelli che vivono di fatto di rimesse dall’estero che vanno al lavoro solo per perdere tempo senza produrre assolutamente nulla, con l’aumento degli stipendi, prendano voglia ed inizino a fare qualcosa per il loro Paese.

Gli aumenti delle tariffe dei trasporti, dell’acqua e dell’energia elettrica comprensibilmente ha creato molte inquietudini tra la popolazione. Ma in molti casi, quella stessa popolazione, che dispone di denaro e che oggi si lamenta per gli aumenti, ha abusato senza alcun ritegno delle basse tariffe per sperperare acqua ed energia elettrica ostentando un benessere apparente.

Quindi, se consumi è giusto che paghi, perché il Paese non naviga in acque tranquille a causa del crollo del turismo, e dell’inasprimento delle sanzioni che l’amministrazione Trump, nei suoi quattro anni di governo, ha applicato all’isola.

Tutte queste lamentele della popolazione hanno infine alimentato lunghissime polemiche sui social, attizzate da blogger residenti negli Stati Uniti, finanziati dai fiumi di dollari che l’amministrazione Trump, come le precedenti, ha stanziato per combattere la guerra mediatica al governo cubano. 

Vorrei chiudere questo lungo, e spero esaustivo articolo, che ha cercato di spiegare la riforma monetaria entrata in vigore dal 1° gennaio a Cuba, analizzando la complessa situazione che l’Isola, a causa delle numerose sanzioni che gli Stati Uniti hanno applicato negli anni, si trova a sopportare e a combattere. La speranza è che tutti coloro che passano il tempo a “fare le pulci” a qualunque azione che il Governo intraprenda, per mitigare le conseguenze sulla popolazione, dedichino lo stesso tempo a spiegare ai propri lettori e ai simpatizzanti, che Cuba è sottoposta ad un blocco commerciale, economico e finanziario da quasi 60 anni!

Il blocco non è un alibi usato dal governo per giustificare qualunque riforma, ma ciò che invece condiziona le riforme.

Senza il blocco la storia di Cuba sarebbe stata ben diversa e chi non lo capisce non fa gli interessi dell’isola caraibica, ma di color che la vorrebbero vedere capitolare.

www.occhisulmondo.info

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