«NOI PROFESSORI IN PIAZZA TRA STUDENTI E POLIZIOTTI. ABBIAMO DIFESO I RAGAZZI»

Anche gli insegnanti hanno partecipato al corteo studentesco, formando cordoni di protezione tra i ragazzi e la polizia. Dal Carlo Levi al Passoni, dal Berti al Regina Margherita, cresce la solidarietà alle proteste studentesche.

insegnanti in corteo

Come in Francia anche a Torino gli studenti questa volta non sono soli. Al loro fianco sono scesi in piazza molti docenti, intervenuti in due occasioni nei momenti di tensione a formare cordoni di protezione. Sono gli stessi prof che hanno solidarizzato con loro durante le occupazioni dei giorni scorsi, preoccupati per l’aria che tira in città. Quando in corso Inghilterra è salita la tensione perché il corteo era bloccato vicino alla Città metropolitana, una trentina di professori si sono frapposti tra gli studenti e la polizia.

Il cordone come in Francia

«In quel momento abbiamo fatto un cordone che abbiamo poi sciolto subito facendoci da parte, perché è giusto che gli studenti rimanessero protagonisti e infatti se la sono cavata benissimo», riferisce Simone Zito, docente di Scienze umane al Monti di Chieri, ieri in corteo dietro lo striscione del comitato Assemblea Scuola Torino. «Dato l’ingente schieramento di polizia e la presenza di tanti ragazzini così giovani, è stato istintivo pensare di difenderli anche fisicamente».

La solidarietà dei docenti

Il rischio di diventare paternalisti c’è, ma la richiesta di presenza dei docenti è arrivata da loro. In più occasioni in questi giorni, gli studenti hanno invitato i prof a sostenerli. Sia durante le occupazioni sia in quelle scuole dove tutto è finito male. Dopo le denunce dei giorni scorsi, ieri in piazza c’erano anche gli studenti dell’istituto tecnico Carlo Levi, «scortati» da 9 insegnanti, dietro lo striscione con la scritta «Digos: Giù le mani dagli studenti del Carlo Levi». Secondo i loro docenti, che non li hanno lasciati un attimo, i ragazzi «sono scioccati dopo che i loro compagni, tutti di seconda generazione, sono stati portati in Questura».

«Difenderli è stato spontaneo»

Dal liceo artistico Passoni sono partiti insieme per raggiungere piazza XVIII Dicembre. Studenti e prof. Era la prima volta che succedeva con queste modalità. «Lo abbiamo concordato perché non solo condividiamo le rivendicazioni degli studenti, ma ci sembra anche che si sia superato un limite con la presenza delle forze dell’ordine nelle scuole», spiega la docente di sostegno Rebecca Sansoè, una dei 17 docenti del Passoni in corteo (su un corpo docente di 149). Anche lei ha formato il cordone spontaneo, alla francese, in corso Inghilterra.

Dal Passoni al Carlo Levi

«Ormai scendere in piazza è diventato pericoloso, una volta ci andavo con il cane e c’era chi portava i bambini: oggi con queste nuove leggi su quel che si può o non si può fare diventa anche rischioso», osserva Piera Fratini, docente di discipline pittoriche al Primo liceo artistico, dove è Rsu della Cub Scuola, anche lei ieri in corteo. Al Primo non sembra ci siano stati danni, ad una prima ricognizione sembra anche che i ragazzi abbiano lasciato i locali puliti. «Le occupazioni non comportano per forza atti vandalici, i nostri studenti hanno portato avanti rivendicazioni per noi docenti sacrosante, come il fatto che arrivano sempre meno soldi alle scuole».

La lettera di 50 professori

In piazza sono scesi i docenti del Giulio, uno dei primi istituti ad essere occupati insieme al liceo Regina Margherita, dove è stato chiesto fin dall’inizio il coinvolgimento dei docenti. Alla vigilia, 50 prof del liceo Berti, altra scuola occupata e presente con un suo spezzone, hanno firmato una lettera di solidarietà. «La scelta di occupare il liceo è arrivata in seguito a numerose altre proteste in città, in tutto il Paese e in Europa che condividono un punto fondamentale: dirottare le risorse destinate al riarmo verso la scuola, la cultura e la sanità – scrivono i docenti -. Riconosciamo un alto valore politico all’esigenza delle ragazze e dei ragazzi di protestare»

Fonte: Il Corriere della Sera Torino 17 ottobre 2026

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