“Voi mi condannate, non importa. La storia mi assolverà”. Il 12 giugno a Jesi è stata inaugurata la mostra dedicata a Fidel Castro nel centenario della sua nascita.

fidel mostra

di Walter Bagnato

“In questi giorni, a Jesi, con la bravissima soprano Tania Di Giorgio ho avuto il privilegio di suonare per l’inaugurazione della mostra dedicata a Fidel Castro, nel centenario della sua nascita e a 10 anni dalla morte organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, dalla instancabile e vulcanica Olga Lidia Priel Herrera in collaborazione con l’Ambasciata di Cuba in Italia e il suo ambasciatore Jorge Luis Cepero Aguilar e il Centro Fidel Castro Ruz de L’Avana.

Tra quelle fotografie non ho visto soltanto il volto di un uomo ma il riflesso di un’epoca in cui si credeva ancora che la Storia potesse essere cambiata dalla forza delle idee.

Quegli occhi, severi e profondi, sembrano custodire una domanda che attraversa il tempo: quale mondo vogliamo costruire?

Per milioni di persone, la Cuba rivoluzionaria è stata una speranza. La speranza che i popoli più deboli e sottomessi potessero alzare la testa, che la dignità non fosse un privilegio riservato a pochi e che l’istruzione, la cultura e la giustizia sociale potessero diventare diritti universali e inalienabili.

Nelle parole riportate dalla mostra ritorna continuamente un concetto: senza cultura non c’è libertà.

È una lezione che oggi appare più attuale che mai. In un tempo attraversato da guerre, disuguaglianze, egoismi nazionali e nuovi imperialismi economici, sembra essersi affievolita proprio quella capacità di immaginare un futuro più giusto per tutti.

Cuba continua a vivere sotto il peso di un embargo che dura da oltre sessant’anni eppure la sua storia resta il simbolo di un popolo che ha scelto di difendere la propria sovranità e la propria identità contro ogni forma di subordinazione.

Al di là delle letture politiche, Fidel Castro rimane una delle figure più emblematiche del Novecento: un uomo che ha saputo incarnare un’idea più grande di sé: quella di un mondo fondato sulla solidarietà tra i popoli, sulla giustizia sociale e sulla convinzione che la Libertà abbia senso solo quando appartiene a tutti.

Credo che forse il vero lascito di quella stagione non sia una risposta ma una speranza. La speranza che l’umanità possa ancora guardare oltre l’interesse immediato e tornare a sognare una società più equa, più fraterna, più umana.

Tra le immagini esposte non ho visto soltanto un uomo di Stato. Ho visto uno sguardo. Uno sguardo rivolto lontano, oltre il presente, oltre le convenienze del momento. Gli occhi di chi credeva che la Storia potesse essere cambiata dagli ideali, dalla cultura, dalla forza delle idee.Perché gli uomini passano ma le idee continuano a camminare nella Storia.Questa estate approfittatene… visitate questa mostra e non perché offra risposte certe e definitive ma perché ci costringe a porci delle domande e ci obbliga a pensare.

“Voi mi condannate, non importa. La storia mi assolverà.

“Patria o muerte, venceremos. Cuba viva! Vedi meno

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