E oggi il mare di Cuba si riempie di fiori bianchi per ricordare te il figlio della rivoluzione sempre col sorriso

Camillo Cienfuegos

Sono nato il 6 di febbraio del ’32.

A la Habana.

Amo gli animali, le donne e la libertà.

Paura non ne ho, il coraggio non mi manca.

Non mi piace la disciplina.

Sono “il signore dell’avanguardia” come mi chiamava il mio amico “Che”.

“Il dovere di ogni rivoluzionario è fare la Rivoluzione”.

“Non devi dire di essere un rivoluzionario, devi dimostrarlo”.

“Nemmeno un briciolo di rispetto per i traditori”.

“Non ho nemici personali; i miei nemici sono i nemici del popolo”.

(Camilo Cienfuegos)

«Negli anni della lotta in montagna noi dedicavamo una cura particolare per la nostra avanguardia, perché aveva compiti molto speciali ed importanti.

Era la prima unità ad affrontare il nemico se lo s’incrociava, guidava il cammino, montava di guardia costantemente, e lì, nel plotone dell’avanguardia, stava Camilo. Questo è il Partito, l’Avanguardia».

(Fidel Castro)

«Camilo fu quello che attraeva tutto il popolo di Cuba, era il suo modo d’essere, il suo carattere, la sua allegria, la sua franchezza, la sua disposizione in ogni momento d’offrire la sua vita, correre i pericoli più grandi con una totale naturalezza, con una completa semplicità, senza la minima ostentazione del valore, della sapienza, essendo sempre il compagno di tutti, e anche se era già terminata la guerra, era indiscutibilmente il più brillante di tutti i guerriglieri».

(Ernesto “Che” Guevara)

Camilo Cienfuegos, noto come il “Signore dell’Avanguardia,” rimane una figura incrollabile nella memoria della Rivoluzione cubana. Nato a L’Avana nel 1932, Cienfuegos si unì giovanissimo al Movimento del 26 luglio, contribuendo con il suo coraggio e la sua carica a resistere all’oppressione batistiana. Il suo carisma e la capacità di motivare le truppe furono leggendari; durante gli scontri con l’esercito regolare, mostrò un’audacia unica, guadagnandosi il rispetto di Che Guevara e di Fidel Castro, con i quali condivise l’obiettivo di giustizia sociale per il popolo cubano.

Divenne un comandante rispettato, guidando vittoriosamente la guerriglia nelle campagne e nelle città e riuscendo, con un’incredibile resilienza, a debellare le sacche di resistenza controrivoluzionaria.

Nel 1959, poco prima della sua tragica scomparsa in un misterioso incidente aereo, fu protagonista nella repressione delle insurrezioni urbane sostenute dall’imperialismo americano, sempre al fianco del popolo e fedele ai valori della Rivoluzione. La borghesia e i traditori della rivoluzione, tra cui l’ex comandante Huber Matos, hanno tentato a posteriori di usare la sua morte per infangare la rivoluzione castrista, addossando a Fidel la colpa della sua morte. Sono tentativi patetici che si accompagnano alle accuse ridicole che vorrebbero Fidel responsabile anche della morte del “Che”. L’imperialismo e i suoi servi cercano sempre di screditare le rivoluzioni e i loro uomini con ogni mezzo, anche il più bieco. La miglior risposta a queste accuse insulse è data dalla dura realtà: per volontà del governo rivoluzionario infatti in tutti i 170 municipi cubani vi sono caserme, scuole e musei che ricordano Cienfuegos. La sua vita storica e le sue azioni rivoluzionarie a fianco del popolo di Cuba vengono insegnate in tutti gli istituti scolastici dell’Isola caraibica. Oggi la gente va in riva al mare o su un fiume e vi getta «una flora para Camilo» (un fiore per Camilo). Cienfuegos vive nella memoria del popolo, che si riconosce in un semplice lavoratore elevato dalla rivoluzione a capo leggendario. Il popolo ha fatto proprio il motto: «C’é stato un Camilo, ci saranno molti Camilo».

Il “Che”, suo grande amico, chiamerà Camilo uno dei suoi figli. All’indomani della sua morte ha scritto il seguente atto d’accusa:«Lo ha ucciso il nemico, lo ha ucciso perché voleva la sua morte. Lo ha ucciso perché non ci sono aerei sicuri, perché i piloti non possono acquisire tutta l’esperienza necessaria, perché sovraccarico di lavoro voleva essere a L’Avana in poche ore…e lo ha ucciso il suo carattere: Camilo non considerava il pericolo, lo utilizzava come divertimento, giocava con lui, toreava con lui, lo attirava e lo maneggiava; nella sua mentalità di guerrigliero una nube non poteva fermare o deviare un percorso tracciato».

La figura di Cienfuegos continua a incarnare la lotta rivoluzionaria per la libertà e i diritti sociali e ci invita a mantenere viva la lotta militante contro ogni forma di oppressione, poiché il vero cambiamento richiede determinazione e impegno collettivo, esattamente come Cienfuegos ci ha insegnato con la sua vita.

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