
Due giorni fa il governo colombiano del presidente #Petro (ex guerrigliero del movimento di sinistra M-19) ha espulso l’ambasciatore israeliano in segno di protesta contro l’assalto militare alle oltre 40 imbarcazioni civili della #sumudglobalflotilla in acque internazionali e all’arresto di due cittadine colombiane che erano a bordo.Ma la lista dei paesi latino americani che hanno rotto da tempo le relazioni con lo stato di #Israele per le sue azioni di massacro contro il popolo palestinese è ben più lunga.Rispetto ad una Unione Europea colonizzata e succube verso i voleri di Washington, i paesi latinoamericani a guida socialista brillano per dignità, umanità e solidarietà presentandosi come la speranza per un mondo migliore.
Nel settembre 1973, durante un vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati tenutosi in Algeria, Cuba, attraverso il suo presidente comandante comunista Fidel Castro, annunciò che avrebbe rotto le relazioni diplomatiche con Israele. Israele è l’unica nazione che ininterrottamente dal 1992 continua a votare all’ONU in favore del blocco illegittimo messo in atto dagli Stati Uniti contro Cuba da 63 anni.
In seguito al “massacro di Gaza” chiamato da Israele “Operazione piombo fuso” con centinaia di morti civili del 2008-2009, il Venezuela del presidente socialista Hugo Chávez interruppe tutti i rapporti diplomatici con Israele, denunciando “la gravità delle atrocità contro il popolo palestinese nella Striscia di Gaza compiute dall’esercito israeliano. È in corso un vero massacro con un bombardamento ogni 15 minuti seguito da una invasione terrestre.””Lo stato di Israele purtroppo si è trasformato in un braccio assassino dell’impero statunitense in Medio Oriente, lo stesso impero che tanto danno ha fatto ai popoli della America Latina”, dichiarò ulteriormente Chávez in quel periodo.
Il governo del presidente socialista Evo Morales ruppe le relazioni con lo stato di Israele nel 2009 per gli “attacchi indiscriminati contro la popolazione civile di Gaza”.Queste relazioni furono riannodate nel 2020 dal governo golpista filo USA della autoproclamata Áñez.Il 31 ottobre 2023 il governo socialista del presidente Arce attraverso il suo vice ministro degli Esteri Mamani decise nuovamente di “interrompere le relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele in segno di ripudio e condanna verso l’aggressiva e sproporzionata offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza.Chiediamo la fine degli attacchi nella Striscia di Gaza, che finora hanno causato migliaia di morti tra i civili e lo sfollamento forzato di palestinesi; nonché la fine del blocco che impedisce l’ingresso di cibo, acqua e altri elementi essenziali per la vita, violando il diritto internazionale umanitario nel trattamento della popolazione civile nei conflitti armati”.
Il governo sandinista del comandante Daniel Ortega l’11 ottobre 2024 attraverso le dichiarazioni del proprio presidente ha rotto le relazioni con “il governo fascista di Israele a causa del continuo e brutale genocidio in corso, della crudeltà, dell’odio estremo e dello sterminio, perpetrati dal governo israeliano” contro il popolo palestinese, al quale esprimiamo la nostra solidarietà”.
Il Brasile del presidente socialista Lula attualmente non ha accettato di accreditare l’ambasciatore israeliano ed ha ritirato il proprio come risposta alla definizione di Lula “persona non benvenuta” per aver paragonato il genocidio in corso a Gaza all’Olocausto degli ebrei nell’epoca della Germania nazista.
Fonte: Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana