Il Venezuela chiede un Consiglio di Sicurezza ONU sulle minacce militari USA – Di Rino Condemi

Portaaerei

Ieri, 9 ottobre, il governo venezuelano ha chiesto l’indizione di una sessione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU incentrato sulle minacce statunitensi che si sono susseguite, e hanno creato anche vittime, nelle ultime settimane, nelle acque caraibiche e antistanti il paese sudamericano.

A riportare la notizia è Associated Press. Alcuni diplomatici hanno informato l’agenzia di informazione che il Venezuela ha inviato una lettera all’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite e attualmente presidente del Consiglio di Sicurezza, Vassily Nebenzia, non solo facendo richiesta di una riunione dell’organo da lui presieduto, ma accusando anche l’amministrazione statunitense di voler rovesciare il presidente Nicolás Maduro.

Nella lettera di Caracas l’operato di Washington viene indicato come una minaccia per “la pace, la sicurezza e la stabilità a livello regionale e internazionale“, mentre il governo del paese sudamericano esprime la sua preoccupazione e l’aspettativa che, “in tempi molto brevi“, possa essere condotto un “attacco armato” contro il Venezuela.

Dalla fine di agosto, navi militari e marines statunitensi hanno cominciato a seminare il terrore nei Caraibi e nelle acque antistanti il Venezuela, con la scusa di combattere il narcotraffico. Scusa facilmente smontata in vari modi, ma attraverso la quale la Casa Bianca ha fatto già 21 vittime e ha militarizzato l’intera area.

L’attacco a Caracas è cominciato da molti mesi. Il 26 marzo 2025 il procuratore generale degli Stati Uniti ha accusato il presidente Maduro di “narco-terrorismo, traffico di armi, riciclaggio di denaro e corruzione“, e sulla testa del politico bolivariano è stata messa una taglia da 50 milioni di dollari.

Un atto, sostanzialmente, di terrorismo internazionale, che ha alzato la tensione col Venezuela. Il dispiegamento militare nei Caraibi punta chiaramente a una guerra psicologica nei confronti del governo venzuelano, ma non si può escludere, visti i precedenti, che l’obiettivo sia quello di creare un nuovo ‘incidente del Tonchino’, inventando così un casus belli per legittimare un intervento militare.

Anzi, il caso sarebbe già pronto, se solo non fosse già stato denunciato e comunicato a Washington dalle stesse autorità venezuelane. Il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, ha dichiarato domenica 5 ottobre di aver informato gli Stati Uniti tramite vari canali riguardo a un presunto piano dell’estrema destra per un attentato dinamitardo presso l’ambasciata statunitense a Caracas.

Come ribadito a più riprese dal nostro giornale, è lo stesso Pentagono ad aver indicato che il proprio focus si risposterà su quello che un tempo era il ‘cortile di casa’ latinoamericano. Questa è, appunto, la preoccupazione del governo chavista. Per questo nelle ultime settimane, in contemporanea alla minaccia stelle-e-strisce, le forze armate venezuelano hanno avviato nuove esercitazioni militari e hanno messo in allerta le difese.

Maduro ha già firmato il decreto per la dichiarazione dello Stato di Emergenza, nel caso di attacco statunitense. Oltre che il presidio da parte delle forze armate delle infrastrutture e degli snodi nevralgici del paese, ciò significherebbe anche la mobilitazione di milioni di volontari delle formazioni bolivariane.

Del resto, che a tutelare il corso socialista del governo Maduro ci sia anche il popolo è stato reso chiaro dalle recenti mobilitazioni. Appena un paio di giorni fa migliaia e migliaia di persone hanno marciato verso l’ufficio locale delle Nazioni Unite per chiedere il rispetto per la sovranità venezuelana e la tutela della pace. Trump ha invece decretato la rottura dei contatti diplomatici con il Paese.

Già a inizio ottobre era stata decretata la chiusura dello spazio aereo intorno a Caracas, e ieri alcune notizie simili sono state rilanciate da ChronoCol. Ma il Venezuela continua sulla sua strada diplomatica, chiedendo che sia il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a porre l’attenzione su un’escalation ingiustificata e pericolosa da parte di Washington.

Stando alle informazioni che si possono leggere su France24, l’incontro del Consiglio dovrebbe avvenire oggi stesso, alle 15 ora di New York, ovvero alle 21 italiane. Proprio questa mattina, mentre scriviamo, la figura di punta delle opposizioni al governo, María Corina Machado, ha ricevuto il premio Nobel per la Pace.

Quale pace, chi promuove la destabilizzazione del paese al fianco di bande armate di estrema destra, e si presta alla disinformazione occidentale, non è dato sapere. Sicuramente, è un tassello importante per giustificare all’opinione pubblica una di quelle vecchie operazioni di ‘esportazione della democrazia’ che sono state sempre care a Washington.

È necessario mantenere alta l’attenzione sulle vicende venezuelane, e in generale sulle mire del nuovo corso trumpiano, che esprimono il baratro della guerra verso cui l’Occidente in crisi sta portando il mondo intero, a partire dalle esperienze di rottura con l’imperialismo che sono nate e cresciute in America Latina.

Fonte: https://contropiano.org/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

EnglishItalianPortugueseSpanish