
Cuba non assomiglia a nessun’altra nazione. Ed è che essere cubano è un modo per capire il mondo sapendo che fa male, ma anche sapendo che si balla.
Perché quest’isola ci ha insegnato che la gioia è anche resistenza, che il suono del tamburo può essere un manifesto e che l’abbraccio che si dà dopo una tempesta è sempre più profondo.
Per questo non riesco a immaginare un popolo sconfitto.
Immagino quei bambini che giocano per le nostre strade, diventati uomini e donne che continuano a inventare soluzioni dove gli altri vedono solo carenza. Immagino le mani conciate del ragazzo che non abbandona la sua terra, il medico che cura con ciò che ha, l’artista che dipinge con le dita se non c’è pennello.
Così ci guarderanno sempre, non come quelli che sopravvivono, ma come quelli che vivono con un’intensità che stupisce.
Perché arrendersi non è nel nostro vocabolario.
C’è invece la certezza che ogni alba su questa terra è una promessa mantenuta e che vale la pena lottare per ogni suo giorno.
E quando un cubano dice “patria”, parla della certezza che qui, tra tanto mare, c’è un pezzo di mondo che non cambierebbe per nessun altro. Anche se mi costa la mia vita ![]()